Vetrina Vesuvio

giovedì 27 agosto 2026

Marco Melito “Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari” - Wojtek Edizioni,

Giovanni Sgammato, Marcello Colasurdo, Cicetto Guadagno, Tonino ‘o Stocco. Gli appassionati di tradizioni popolari vesuviane avranno sentito centinaia di volte i loro nomi. Sono loro, insieme a tanti altri, infatti, ad aver mantenuto in vita i rituali, i canti e i suoni legati alle tradizioni popolari contadine di Pomigliano d’Arco. Le loro storie, i loro racconti e tutte le tradizioni sono finiti in “Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari”, il primo libro di Marco Melito, studioso e ricercatore del folklore locale che, insieme all’associazione culturale ‘A Sunagliera, tutela e diffonde il patrimonio culturale immateriale dei territori alle falde del Monte Somma. Edito da Wojtek Edizioni, che pubblica autori come Cartarescu, Moresco e Savarese, il volume di Melito è un vero e proprio calendario delle tradizioni popolari: dai celebri “fucaroni” in onore di Sant’Antuono ai rituali e canti contadini del periodo natalizio, passando per il Carnevale Popolare pomiglianese (riconosciuto come Patrimonio Immateriale della Regione Campania secondo le normative Unesco, grazie proprio al lavoro di Melito e della Sunagliera), la Quaresima, le feste per la raccolta del grano, dei pomodori e dell’uva. Per ognuna di esse, si analizzano le origini, a partire dall’Antica Grecia e dall’Antica Roma, e i significati espliciti e nascosti.

«La storia di questo libro è lunga» racconta l’autore, «e anche parecchio travagliata. Ho iniziato a scrivere qualche giorno prima che venisse a mancare Marcello Colasurdo, uno dei miei maestri di tradizioni popolari. Quindi, poi, c’è stata una seria pausa. Quando l’ho terminato, mesi dopo, ho chiesto all’amministrazione comunale di sostenere le spese per la pubblicazione. In un primo momento c’è stato il sostegno, venuto poi a mancare per motivi sconosciuti, ma da quel momento l’associazione di cui faccio parte è costante vittima di boicottaggio da parte dell’ente. Comunque, Wojtek ha poi letto il lavoro e l’ha ritenuto meritevole di rientrare nella sua collana dedicata proprio a Pomigliano e agli autori locali».

Il volume raccoglie canzoni, testi del teatro popolare, strofe di tammurriata (la musica, il canto e il ballo tipico della Campania), racconti della cultura popolare, tramandati oralmente per decenni e, in alcuni casi, addirittura secoli. Parlando proprio dei racconti, o cunti, popolari, ben dodici sono stati raccolti da Vittorio Imbriani e hanno avuto una diffusione più ampia. Melito ha, invece, recuperato altri tre racconti che rischiavano di essere dimenticati: i primi due sono stati stampati in pochissime copie, il terzo è stato ricostruito da un attento confronto con racconti popolari scandinavi, tedeschi, pugliesi e siciliani, e recuperato dalla memoria di Tonino ‘o Stocco, cantore e costruttore artigiano di tammorre, i tamburi campani che accompagnano appunto la tammurriata.

«Ascoltare, con umiltà, educazione e rispetto, i più anziani condividere le proprie storie e le proprie esperienze» aggiunge Melito, «è un vero e proprio onore. Entrare nella vita delle persone e delle loro famiglie va fatto con passo lento e gentile. Loro affidano a te i propri ricordi e le proprie emozioni. Tu hai solo il compito, per così dire, di riportarli su carta, mantenendoli veri e autentici, anche se talvolta possono sembrare rudi. Parliamo di altri tempi, un’altra società e un’altra socialità, un altro stile di vita, altre educazioni».

“Un’eredità nelle mani dei più giovani” è il sottotitolo del libro e, già dalle prime pagine, si capisce che questo lavoro è rivolto soprattutto a loro che, con responsabilità, ereditano il compito di mantenere vive le tradizioni popolari, anche e soprattutto sfruttando le nuove conoscenze e i nuovi mezzi di tutela e diffusione. Infine, ad impreziosire un lavoro già completo e basato su oltre venticinque anni di ricerca ed esperienza personale sul campo, c’è la prefazione curata da Giovanni Vacca, etnomusicologo e docente presso l’Università Roma Tre, nella quale si ricostruisce il contesto storico e culturale in cui Pomigliano d’Arco ha riconosciuto il profondo legame con quelle stesse tradizioni raccontate in queste pagine.

“Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari”, che sarà ufficialmente presentato al pubblico il 3 settembre, al Flip Festival al Palazzo Lancellotti di Durazzo a Casalnuovo, può essere acquistato presso la libreria dell’editore, Wojtek Libreria, in Piazza Leone a Pomigliano d’Arco.

Biografia di Marco Melito

Marco Melito nasce a Nola, nel maggio del 1991. All’età di nove anni, conosce Giovanni Sgammato e si avvicina al mondo delle tradizioni popolari locale. Negli anni, continua lo studio e una personale ricerca, anche grazie ai racconti del padre. Anni dopo, un nuovo incontro con Giovanni Sgammato si trasforma nel suo ingresso nell’associazione culturale ‘a Sunagliera. Da quel momento, inizia a frequentare maggiormente le feste popolari, incontrando i maggiori esponenti della musica e della cultura popolare. Entra a far parte della Paranza r’o Lione, di Scafati, e poi nella Paranza d’Ognundo, di Somma Vesuviana, esperienze che gli permettono di approfondire i propri studi e le proprie ricerche. “Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari” è il suo primo lavoro edito.

Pisapia & Gruppo Smeraldo | “Le melodie dell’anima napoletana”, ovvero “Racconti e segreti della canzone classica napoletana”

Sabato 29 agosto 2026, a partire dalle ore 20 le storiche mura del Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova (piazza Santa Maria La Nova, 44 – Napoli) si accenderanno per ospitare il nuovo e attesissimo live di Pisapia & Gruppo Smeraldo. La serata si preannuncia come un evento unico nel suo genere, capace di trasformare la tradizione in un racconto vivo, dinamico e fortemente suggestivo. Il concerto sarà un vero e proprio viaggio sentimentale tra le più celebri pagine musicali dell’’800 e del ‘900 napoletano, capolavori immortali che continuano a incantare le platee di tutto il mondo.Il fulcro della serata sarà la voce profonda ed evocativa di Gennaro Pisapia, sostenuta dal talento dei musicisti del Gruppo Smeraldo. L’ensemble, noto per la sua capacità di tessere trame sonore eleganti e raffinate, vedrà sul palco: Giuseppe Carannante (clarinetto); Michele Cordova(chitarra); Alessandro Pignalosa (mandolino); Francopaolo Perreca (sax soprano e percussioni) e Mario Carannante (violoncello e basso).

La rassegna musicale non si ferma qui: dopo la data di agosto, il viaggio di Pisapia & Gruppo Smeraldo proseguirà con un nuovo appuntamento già fissato per il 27 settembre 2026.

E’ inoltre in programmazione l’allestimento del nuovo spettacolo teatrale dal titolo “Le melodie dell’anima napoletana”, ovvero “Racconti e segreti della canzone classica napoletana”. “Sarà un viaggio attraverso storia, racconti e aneddoti della canzone classica napoletana – afferma Gennaro Pisapia – il concerto sarà impreziosito da una scenografia attraverso la quale gli spettatori saranno proiettati nella storia e la vita dell’800 e ‘900 napoletano, incontrando poeti e compositori che hanno dato vita alla nostra musica e lingua napoletana. Seguiteci sui social #pisapiaofficial e #stabiledellacanzone napoletana e vi daremo aggiornamenti su date e luoghi teatrali dove lo spettacolo sarà in scena. Naturalmente, senza trascurare la nostra missione della Stabile Napoletana, con uno o due spettacoli al mese nelle strutture museali di Napoli”. Per info e prenotazioni contattare il 3791777405 oppure acquistare direttamente il biglietto su Azzuzzo service seguendo il link

👇🏻https://www.azzurroservice.net/.../pisapia-gruppo.../ -  Stabile Della Canzone Napoletana

mercoledì 26 agosto 2026

MANNight, straordinarie aperture. Il futuro incontra il passato

Musica, danza, installazioni multimediali, tableaux vivants, bodypainting e dj-set: “MANNight, straordinarie aperture. Il futuro incontra il passato” è il nuovo ciclo di eventi e aperture serali in programma dal 3 settembre al 22 ottobre 2026.

Otto serate in cui il MANN vuole proporre al pubblico un nuovo modo per vivere e scoprire l’archeologia, attraverso la musica e i linguaggi dell’arte contemporanea, in un percorso di evocazione e ricerca in cui si incontrano passato, presente e futuro.

Dalle 20.30 brevi performance si ripeteranno a intervalli regolari, in contemporanea, nelle diverse collezioni museali.

Il progetto, commissionato dal MANN a Casa del Contemporaneo produzioni teatrali, in collaborazione con La Santissima Community Hub, nasce dalla contaminazione di generi artistici, in cui la partecipazione del pubblico è un elemento fondamentale, dal bodypainting all’arte digitale, per trasformare le loro emozioni in segni, suoni e disegni. Il programma dà spazio anche alla danza e alla musica, tra percussioni tribali e un quartetto d’archi che mixa armonie classiche e pop.

Ogni sera un “Docubeat”, realizzato dal Club Tasso, reinterpreterà il patrimonio del Museo grazie a un innovativo collage sonoro e visivo, in cui i generi musicali si mescolano con le voci dei visitatori e del personale del MANN. Trait d’union di tutti gli eventi saranno il sottofondo musicale, con postazioni dj set, interne ed esterne al Museo, e gli aperitivi in giardino: qui si riuniranno tutti gli artisti per una sorta di curtain call e un momento di divertimento corale.

  • Giovedì 3, 10, 17 settembre 2026
  • Sabato 26 settembre 2026 – Giornate Europee del Patrimonio
  • Giovedì 1, 8, 15 e 22 ottobre 2026

Informazioni utili

Orari: il Museo resta aperto in continuità fino alle 23.30, ultimo ingresso alle 22.30, le operazioni di chiusura iniziano alle 23.

Biglietti: a partire dalle 19.00 il biglietto avrà un costo ridotto di € 10 e potrà essere acquistato in sede oppure on-line alla pagina dedicata.

In occasione delle GEP (Giornate Europee del Patrimonio) il biglietto serale costerà € 1, sempre a partire dalle 19.00.


Vi aspettiamo per vivere insieme una serata all’insegna dell’arte e della cultura!


domenica 23 agosto 2026

Napoli (NA) | Parco archeologico Sommerso di Gaiola

Il Parco sommerso di Gaiola costituisce il fulcro del litorale di Posillipo, tra le falesie della baia di Trentaremi ed i pendii di Marechiaro, ammantate di macchia mediterranea. Nell’ambito del parco, la zona di riserva integrale comprende il tratto di mare prospiciente il promontorio di Posillipo e gli isolotti della Gaiola, mentre la zona di riserva generale include il residuo tratto all’interno del perimetro del parco medesimo.



Il paesaggio subacqueo è costituito dalla commistione di popolamenti marini, favoriti dal sistema di circolazione delle acque nel golfo, e di resti di strutture archeologiche: bacini portuali, ninfei e peschiere, attualmente sommersi a causa del lento sprofondamento della crosta terrestre (bradisismo), pertinenti alla Villa marittima del Pausilypon fatta costruire dal ricco cavaliere romano Publio Vedio Pollione (I a.C.) e divenuta alla sua morte residenza imperiale. Il Parco sommerso di Gaiola è dotato di un Centro Ricerca e Divulgazione Scientifica (CeRD) operativo tutto l'anno, attrezzato con sala seminari, laboratorio, sala didattica, spogliatoio, desk accoglienza, acquario e giardino botanico mediterraneo.
Accesso all'area marina protetta - Parco sommerso di Gaiola
INVERNO
Da Ottobre ad Aprile
E' possibile accedere al Parco Sommerso di Gaiola tutti i giorni, gratuitamente, mediante
registrazione all'ingresso o prenotazione online fino al raggiungimento della capienza massima dell'area (200 persone)
Orari di apertura:
- Ottobre, Novembre, Marzo, Aprile: dalle 10:00 alle 17:00
- Dicembre, Gennaio, Febbraio: dalle 10:00 alle 15:00
Il Centro Visite del Parco è aperto
Martedì, Giovedì e Sabato dalle 10:00 alle 14:00
registrazione in loco o prenotazione online su www.areamarinaprotettagaiola.it/prenotazione
ESTATE
Da Maggio a Settembre
E' possibile accedere al Parco Sommerso di Gaiola tutti i giorni, gratuitamente, previa prenotazione online obbligatoria da effettuarsi QUI.
Orari di apertura:
Mattina: 9:00 - 13:00
Pomeriggio: 14:00-18:00
Il Centro Visite del Parco è aperto
dal Martedì alla Domenica dalle 10:00 alle 16:00.

Estate a Napoli 2026 Al via la rassegna cinematografica Napoli Mon Amour

Il cinema non va in ferie. Dopo il successo al Parco Virgiliano e al Parco del Poggio e la programmazione ancora in corso in Villa Floridiana e nel chiostro della Parrocchia Santa Maria dell’Arco a Miano, il cartellone delle arene cinematografiche per Estate a Napoli 2026, promosso e finanziato dal Comune di Napoli su impulso del sindaco Gaetano Manfredi, prevede una nuova tappa: Napoli Mon Amour, la rassegna gratuita organizzata dalla Cooperativa Sociale Dedalus, in programma da mercoledì 26 agosto a venerdì 4 settembre nella Cavea di Piazza Garibaldi (inizio proiezioni alle ore 21.00, ingresso libero fino a esaurimento posti, info 081.293390).
Napoli Mon Amour richiama nel titolo il celebre film Hiroshima Mon Amour di Alain Resnais, scritto da Marguerite Duras, in cui la memoria riemerge attraverso il flashback. In quest’ottica, il cinema diventa lo strumento per rileggere la città di Napoli attraverso lo sguardo rigoroso e profondo dei suoi autori: da Antonio Capuano a Gabriele Salvatores, da Mario Martone a Sydney Sibilia, tra gli altri. La selezione dei dieci film in calendario, a cura di Casa Cinema, è stata ideata per restituire la complessità e la molteplicità del contesto partenopeo, attraverso una visione autentica e lontana da ogni stereotipo oleografico.
Con Napoli Mon Amour, la programmazione culturale di Estate a Napoli contribuisce al percorso di valorizzazione della Cavea di Piazza Garibaldi, spazio urbano al centro del progetto di rigenerazione La Bella Piazza, attraverso il quale l’Amministrazione comunale punta a trasformare la piazza da luogo prevalentemente di passaggio a spazio di incontro, socialità e aggregazione.  Cultura Comune di Napoli
NAPOLI MON AMOUR
Organizzato da: Dedalus Cooperativa Sociale
Giorni e orari: dal 26 agosto al 4 settembre, ore 21.00
Luogo: Cavea di Piazza Garibaldi
Info: ingresso libero fino a esaurimento posti; 081.293390
  1. Mercoledì 26 agosto: Napoli – New York, regia di Gabriele Salvatores
  2. Giovedì 27 agosto: Pino, regia di Walter Fasano
  3. Venerdì 28 agosto: Nero, regia di Giovanni Esposito
  4. Sabato 29 agosto: Achille Tarallo, regia di Antonio Capuano
  5. Domenica 30 agosto: Nino. 18 giorni, regia di Toni D'Angelo
  6. Lunedì 31 agosto: Io Capitano, regia di Matteo Garrone
  7. Martedì 1° settembre: Mixed by Erry, regia di Sydney Sibilia
  8. Mercoledì 2 settembre: Il sindaco del rione Sanità, regia di Mario Martone
  9. Giovedì 3 settembre: Mi batte il corazon, regia di Francesco Prisco
  10. Venerdì 4 settembre: Come prima, regia di Tommy Weber

sabato 22 agosto 2026

Napoli | Castel Sant'Elmo

 Le prime notizie relative a Castel Sant'Elmo lo indicano, intorno al 1275, come una residenza fortificata angioina, denominata Belforte; fu successivamente Roberto d'Angiò nel 1329 a volere l'ampliamento del palatium e l'incarico fu affidato a Tino di Camaino, allora impegnato nella costruzione della vicina Certosa di San Martino.

L'attuale configurazione con l'impianto stellare a sei punte si deve invece alla ricostruzione cinquecentesca, voluta, tra il 1537 e il 1547, da Don Pedro de Toledo durante il viceregno spagnolo. Il progetto fu realizzato dall'architetto militare spagnolo Pedro Luis Escrivà.

Il primo castellano di Sant'Elmo fu don Pedro de Toledo, cugino del viceré, morto nel 1558, il cui monumento funerario è conservato nella chiesa, situata sulla Piazza d’Armi del Castello.

Il castello è stato spesso utilizzato nel corso dei secoli successivi come carcere, vi furono rinchiusi Tommaso Campanella, accusato di eresia, e più tardi i patrioti della rivoluzione napoletana del 1799 come Gennaro Serra, Mario Pagano e Luigia Sanfelice. Dopo essere stato presidio borbonico è stato carcere militare fino al 1952. Successivamente la fortezza è passata al Demanio militare fino al 1976, anno in cui ha avuto inizio un imponente intervento di restauro ad opera del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania. I lavori hanno reso possibile il recupero dell'originaria struttura, rendendo visibili gli antichi percorsi, i camminamenti di ronda e gli ambienti sotterranei, dove è stato realizzato un grande Auditorium.
Nel 1982 il complesso monumentale venne affidato in consegna alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli. Oggi il castello è sede degli uffici della Direzione regionale Musei nazionali Campania e dei Musei nazionali del Vomero.

Il Castello è stato sede negli ultimi trent'anni di numerose manifestazioni espositive di arte antica e contemporanea ma anche di una intensa attività di rassegne musicali di cinema e di teatro. Ciò che rende unico questo sito monumentale sono gli spalti, dai quali si ammira uno spettacolare panorama di tutto il territorio circostante, dalle isole al Vesuvio, dai Campi Flegrei ai monti del Matese.

MUSEO NOVECENTO A NAPOLI

La piazza d'armi di Castel Sant'Elmo ospita il museo Novecento a Napoli che, inaugurato nel 2010, raccoglie ed espone una collezione permanente di opere d'arte realizzate a partire dal 1910 da artisti napoletani o attivi in città.

La raccolta, frutto di donazioni e comodati a lungo termine, documenta il succedersi dei movimenti artistici e il loro progressivo allontanamento dalla rappresentazione naturalistica della realtà, fino alle sperimentazioni dell'ultimo decennio del secolo.

Dopo la “Secessione dei 23”, due ondate futuriste segnano una prima rottura rispetto alla tradizione paesaggistica partenopea di stampo ottocentesco, sebbene tendenze figurative persistano anche dopo la Prima guerra mondiale e fino al “Ritorno all’ordine”, con influenze sulle arti applicate e sulla decorazione architettonica.

Nella metà del secolo, al neorealismo pittorico fortemente improntato alla lettura politica e sociale della condizione post bellica, si contrappone sul piano operativo il linguaggio geometrico del “Movimento Arte Concreta”, strettamente connesso ad architettura e design. Contemporaneamente, l’“Informale”, già diffuso nella pittura degli anni '50, a Napoli caratterizza importanti esperienze anche del decennio successivo, con declinazioni nella scultura.

Gli anni '60 e '70 proseguono sulla scia dell’impegno che aveva caratterizzato alcune ricerche del secondo dopoguerra, stavolta attraverso una molteplicità di linguaggi che, passando per pittura e scultura,
spazia dall’assemblage alla poesia visiva, alla fotografia, al collage. Sono gli anni in cui nascono alcune delle gallerie più importanti, che favoriscono il contatto con l’ambiente internazionale e l’arrivo di molti artisti stranieri che lasceranno un segno fondamentale nella storia napoletana.

Con gli anni ’80 prorompe il ritorno alla figuratività della “Transavanguardia”, mentre si fanno spazio esperienze eterogenee che aprono la strada alle sperimentazioni, soprattutto a carattere installativo e ambientale, degli anni a venire.

Castel Sant'Elmo con il Museo Novecento a Napoli è uno dei Luoghi del contemporaneo del Ministero della cultura. https://cultura.gov.it/luogo/castel-sant-elmo-e-museo-del-novecento-a-napoli

martedì 11 agosto 2026

NATALE A NAPOLI 2026 – 290 mila euro per un cartellone culturale diffuso, inclusivo e partecipato

Prende il via la costruzione del "Natale a Napoli 2026". Il Comune di Napoli ha stanziato 290 mila euro per realizzare un cartellone diffuso di musica, teatro e danza che accompagnerà la città durante le festività. Gli operatori culturali potranno presentare le proprie proposte progettuali entro il 22 settembre 2026. Il bando e la relativa modulistica sono disponibili sul sito istituzionale dell’Ente: comune.napoli.it

Il bando conferma la volontà dell’Amministrazione comunale di costruire la programmazione culturale in sinergia con gli operatori e le realtà associative e imprenditoriali del territorio, valorizzandone idee, competenze e progettualità per dare vita a un'offerta diffusa e di qualità. e iniziative selezionate costituiranno la quinta edizione di "Altri Natali" (8 dicembre 2026 - 10 gennaio 2027), il format, fortemente voluto dal sindaco Manfredi, che interpreta il Natale come occasione di incontro, dialogo e contaminazione tra culture, riservando particolare attenzione all'identità mediterranea di Napoli e al mare come luogo di scambio e di relazione. Al progetto si affiancheranno due grandi eventi musicali, espressione di "Napoli Città della Musica".

Il programma coinvolgerà tutte le dieci Municipalità cittadine e anche i due grandi eventi musicali saranno distribuiti tra centro e periferia. Il primo animerà, infatti, alla fine di novembre, il Complesso monumentale di San Domenico Maggiore, restituito alla città come “Casa della Lettura” al termine degli interventi di rifunzionalizzazione. Il secondo, inserito nelle celebrazioni del Capodanno 2027, si svolgerà in una Municipalità di periferia, contribuendo a estendere l'offerta celebrativa oltre il centro storico.

Con "Natale a Napoli 2026", la cultura si conferma uno strumento di coesione sociale, partecipazione e apertura internazionale, in continuità con il percorso di crescita e valorizzazione che accompagnerà la città verso l'America's Cup 2027, rafforzandone l'identità di capitale mediterranea, inclusiva e sempre più protagonista sulla scena internazionale. Cultura Comune di Napoli