Vetrina Vesuvio

sabato 18 aprile 2020

#RipercorrendoInsieme: Totò - San Giovanni decollato

San Giovanni decollato (1940) - Film - Trama - Trovacinema
San Giovanni decollato è un film del 1940, diretto da Amleto Palermi.
Mastro Agostino Miciacio è un portiere e ciabattino napoletano che venera un dipinto raffigurante un'immagine di San Giovanni Battista decollato. Agostino ha l'abitudine di parlare con l'immagine sacra e di tenere acceso un lumino a olio presso l'immagine stessa in segno di devozione. Ogni notte però l'olio sparisce.
La devozione del portiere è tale da spingerlo a fare anche dei festeggiamenti che per la loro rumorosità gli tirano addosso le ire dei vicini e della sua famiglia; viene processato e poi assolto per semi-infermità mentale.
Il guappo Don Peppino vorrebbe imporre ad Agostino le nozze fra la figlia Serafina e Orazio, un lampionaio suo protetto: ma Serafina rifiuta categoricamente e assieme al suo innamorato fugge dai nonni di lui nel paese di Montebello Siculo in Provincia di Messina. Li raggiungeranno Agostino con la moglie Concetta e durante le nozze dei due giovani Agostino scaccerà Don Peppino scoprendo che era proprio lui il ladro di olio del lumino di San Giovanni.
Tratto dal testo teatrale in dialetto siciliano San Giovanni decollatu di Nino Martoglio, andato in scena per la prima volta nel 1908, questa edizione sonora del San Giovanni decollato (di cui era già stata realizzata nel 1917 una versione muta che risulta perduta), fu prodotta da Liborio Capitani, che aveva basato molta della sua attività sull'attore siciliano Angelo Musco (interprete a suo tempo della versione muta), con cui aveva realizzato, dal 1932 al 1937, ben 7 pellicole, oltre a vincere la Coppa Mussolini alla Mostra di Venezia del 1934 con Teresa Confalonieri.
Totò: Agostino Miciacio
Silvana Jachino: Serafina
Franco Coop: don Raffaele
Osvaldo Genazzani: Giorgio Maria Santapaola
Bella Starace Sainati: nonna Provvidenza
Tommaso Marcellini: don Benedetto nonno
Eduardo Passarelli: Orazio il lampionaio
Decollato fotodiscena.jpg
Di questo film molti hanno messo in particolare evidenza due scene: la prima, definita della "piattata", riguarda un'inquadratura molto lunga in cui viene ripresa una battaglia a colpi di piatti che, secondo,le cronache del tempo, sarebbe andata oltre le intenzioni della lavorazione coinvolgendo anche il personale, con oltre 1000 stoviglie rotte, ben 30.000 lire del tempo di costo, cumuli di cocci rimasti per giorni nel teatro di posa ed alcuni feriti tra cui la stessa Titina De Filippo
Una seconda scena molto nota, è quella, brevissima, in cui compare la figlia allora di 7 anni di Totò, Liliana De Curtis, nel ruolo di una bimba che va a ritirare un paio di scarpe riparate, alla quale il produttore Capitani regalò una bambola

domenica 5 aprile 2020

Carmen Covito - Le ragazze di Pompei

Le ragazze di Pompei - Carmen Covito - Recensioni di QLibri
Le ragazze di Pompei è un romanzo della scrittrice italiana Carmen Covito; ambientato nella città di Pompei poco prima dell'eruzione del Vesuvio del 79 e.v., si presenta come un nuovo Satyricon al femminile; si svolge, come l'originale di Petronio Arbitro, durante l'impero di Nerone.
La protagonista del romanzo, scritto come se fosse un diario dalla forma molto libera, è una giovane donna di nome Vibia Tirrena il cui padre possiede una libreria e un laboratorio di copisti nella città di Pompei.
All'età di 13 anni, come nella tradizione, Tirrena è stata congiunta in matrimonio con un uomo; rimasta quasi subito incinta, ha perduto il bambino e per il trauma non ha più voluto saperne del marito. Dopo il divorzio ha ottenuto di scegliersi da sé un secondo coniuge, e ha optato per un amico d'infanzia, il pittore Marco Epidio Fusco. I due vivono a casa del padre di Tirrena insieme a tre figli, nessuno dei quali è della donna: le gemelle Elianella e Gemina e il piccolo Epidiano.
Un giorno Tirrena incontra alle terme della signora Decidia Margaris una ricca patrizia proveniente da Roma, Rubria, venuta a trascorrere qualche tempo a Pompei. La accompagna nella bottega del padre per scegliere qualcosa da leggere e qui Rubria, che si sposta in una lettiga portata a braccia da quattro schiavi nubiani, incontra una sua conoscenza: il poeta Cesio Basso, forse il miglior cliente della libreria. Da quest'incontro si viene a sapere che Rubria è un'ex vestale, una delle sei vergini che tengono accesa la fiamma nel tempio di Vesta che dopo trent'anni di servizio nel Foro Romano ha dato le dimissioni e si è ritirata a vita privata.
Il marito che Tirrena si è scelta in seconde nozze è in realtà una copertura, dal momento che Fusco ha il "vizietto greco", cioè preferisce gli uomini, e ha una relazione con il socio Nigro, che la giovane donna chiama non senza ironia "il mio secondo marito". Quasi ogni giorno sui muri di casa compaiono scritte vandaliche che ironizzano all'omosessualità dei due.
Tirrena viene incaricata da sua zia Plotilla di organizzare una grandiosa festa, con l'intenzione di risollevare la città dalla depressione generale causata dal recente terremoto che ha danneggiato moltissimi edifici. Negli stessi giorni giunge a Pompei la notizia che Nerone imperatore ha concesso il titolo di Augusta alla moglie Poppea Sabina e alla figlia Claudia.
Tirrena si reca al Piccolo Teatro, una parte del quale è occupata dalla scuola di gladiatori che vi si è trasferita da un edificio danneggiato dal sisma. Qui ingaggia per la festa di zia Plotilla la compagnia di Azio Aniceto per un buon prezzo, quindi si reca a pranzo dalla signora Rubria che l'ha invitata. Rubria è ospitata a casa della cugina Quintilla, amicizia/inimicizia dell'adolescenza di Tirrena, la quale gode nel vederla poco considerata dalla parente famosa.
Rubria ha bisogno che la giovane la aiuti a risolvere uno spinoso "problema ginecologico", quello che oggi chiameremmo blocco psicologico nei confronti dell'atto sessuale. Se si considera che lo spasimante per il quale vuole essere disponibile è nientemeno che l'Imperatore, la faccenda si fa grave. A questo punto il manoscritto apocrifo si fa frammentario: si deduce che dopo diversi tentativi di proporre a Rubria dei maschi in grado di vincere il blocco, Tirrena riesca a convincere Aniceto a compiere il sacrificio, con la promessa che dopo questo dovere l'uomo potrà godere di lei. https://it.wikipedia.org
Carmen CovitoLe ragazze di Pompei
pagine 144
euro 13
Barbera Editore, 2012
ISBN: 978-88-7899-509-3

lunedì 30 marzo 2020

Don Rafele 'o trumbone - Cupido scherza... e spazza: Peppino De Filippo

Don Rafele 'o trumbone è una farsa tragi-comica napoletana in un atto scritta da Peppino De Filippo nel 1931.
Raffaele Chianese, compositore, maestro di trombone, vive in una casa-negozio di musica nella miseria più totale assieme alla moglie Amalia ed alla figlia Lisa: da due anni infatti è disoccupato, e tutto per il suo carattere visionario e refrattario a nuove visioni della vita che non siano le sue. Raffaele vive per la musica e non c'è verso di fargli cambiare idea: persino l'ultimo posto di lavoro offertogli dal suo migliore amico, il compare Giovanni, è stato da lui rifiutato. Quel giorno è un giorno importante: Raffaele deve andare a suonare ad un matrimonio nel pomeriggio, dopo un ennesimo insuccesso alla Federazione, dove gli hanno detto che non c'è lavoro per lui. Sembra andare tutto bene fino a quando non entra con fare minaccioso Nicola Belfiore, concertista e collega di Raffaele, che gli porta una cattiva notizia: lo sposo è morto per una paralisi cardiaca. Il concertista, che da tempo aveva il sospetto che Raffaele abbia qualche sorta di potere che lo porta a portare sfortuna a chiunque gli capiti a tiro, vuole smetterla di fare affari con il trombone e gli dice che da quel giorno ognuno se ne andrà per la propria strada. In quel momento, entra il compare Giovanni raggiante: ha trovato un'offerta di lavoro per Raffaele. Un'offerta veramente da prendere al volo: vigilante del personale nel lanificio di proprietà di un commendatore suo amico. Raffaele fa una smorfia: per lui, è un lavoro da "spione", come lui stesso definisce. Dopo che il compare gli ha spiegato in cosa consiste e le condizioni di stipendio, Raffaele ci pensa su: ha infatti in mente di andare, prendere lo stipendio d'anticipo che gli daranno al momento dell'assunzione e dileguarsi nel nulla. Al sentire questo, il compare se ne va. Prima però lo mette in guardia: se si farà sfuggire anche quest'occasione, lui non saprà più dove e a chi rivolgersi. Sembra che vada tutto per il meglio, quando ad un certo punto entrano in negozio alcune persone, molto ben vestite. Raffaele teme siano agenti delle imposte, ma subito il più ben vestito di loro dice di chiamarsi Alfredo Fioretti e di essere un compositore. Fioretti tenta Raffaele con delle proposte molto vantaggiose: da anni, infatti, egli è in Italia inoperoso e gli serve qualcuno che lo segua nei suoi concerti in giro per il mondo.
Personaggi
Raffaele Chianese
Amalia Chianese, sua moglie
Lisa Chianese, loro figlia
Nicola Belfiore, concertista e amico di Raffaele
Compare Giovanni, compare di Raffaele
Alfredo Fioretti
Luigi Fioretti
Attilio Gargiulo
Cupido scherza... e spazza - Peppino De Filippo
Cupido scherza e spazza è una farsa umoristica in un atto, rappresentata per la prima volta al teatro Kursaal di Napoli nel 1931. Racconta la storia di Vincenzo, uno spazzino premiato dal direttore della nettezza urbana per aver restituito una busta contenente molti soldi trovata per strada. La moglie Donna Stella, accetta la corte di Pascuttella, caporale dei netturbini e sua prima fiamma, mentre Rosina, la nipote non ricambia l'amore di Salvatore che trova troppo ignorante ed invadente. Il giovane, respinto, si vendica rivelando la tresca della moglie a Vincenzo. Pascuttella gli spiega che si tratta di un amore "plutonico", ma quando sta per convincerlo, entra in scena un suo vecchio creditore che lo picchia e lo minaccia con il martello. Vincenzo lo disarma e il creditore va via. Quando la gente del vicolo entra in casa, trova Vincenzo con il martello in mano e Pascuttella a terra malconcio. Farà quindi credere di averlo malmenato per aver insidiato la moglie, salvaguardando così il suo onore.
AMBIENTAZIONE: l'azione si svolge a Napoli nel 1930 in un basso, in uno dei tanti vicoli della città. In fondo, al centro, vi è la porta d'entrata da cui si vede la strada; a destra un tavolo con delle sedie e dei mobili, con una porta che funge da quinta laterale; a sinistra un cassettone sul quale è poggiata la statua della Madonna di Pompei.
PERSONAGGI: A proposito dei protagonisti di questo dramma Peppino è particolarmente meticoloso; infatti oltre a citare l'elenco dei personaggi, precisa per molti di loro anche l'età, quindi avremo: Vincenzo Esposito, spazzino di 45 anni; Salvatore, spazzino di 25 anni; Pascuttella, spazzino caporale di 50 anni; Donna Stella, moglie di Vincenzo di 40 anni; Rosina, nipote di Vincenzo di 20 anni; la "Diavola", soprannome della moglie di Pascuttella di 35 anni; Nicola La Croce, pugliese e spasimante di Rosina di 32 anni; infine Carmine e Gennarino altri due spazzini e Don Giovanni il cambiavalute. http://www.teatro.unisa.it

giovedì 26 marzo 2020

Il figlio di Pulcinella - Eduardo de Filippo

"Racconto moderno da un favola antica", così recita il sottotitolo di questa commedia, scritta da Eduardo negli anni tra il 1955 e il 1959. Protagonista è Pulcinella, la maschera che identifica il popolo napoletano tradizionalmente sfruttato dai potenti, disprezzato e asservito.
Il figlio di Pulcinella è una commedia scritta da Eduardo de Filippo nel 1957, inserita dall'autore nella raccolta Cantata dei giorni dispari. Pubblicata per la prima volta nel numero 170 di giugno 1960 della rivista teatrale "Sipario".
La divisione in tre atti è però solo della versione pubblicata: la prima, avvenuta al Teatro Quirino di Roma il 20 ottobre 1962, vide la commedia strutturata in due tempi e diciotto quadri.
Venne rimessa in scena nel 1968, con la regia di Gennaro Magliulo, dalla Compagnia del Teatro San Ferdinando e Luca De Filippo, sotto lo pseudonimo di Luca Della Porta, interpretò John. Nel 1998 fu ripresa da Geppy Gleijeses in coproduzione con lo Stabile di Palermo.
Personaggi
Alfredo, autista
Vincenzo, cameriere
Salvatore, amico di Vincenzo
Andrea Cornicione, oste
Renato Fuso, pittore
Nicola Sapore, affarista
Pulcinella, servo
Catarinella, lucertola
Barone Arrigo Carolis De Pecorellis Vofà Vofà
Cecilia, sua moglie
Mimmina, loro figlia
Annetta, cameriera
Nella commedia Pulcinella è ormai arrivato alla fine dei suoi giorni, stanco e abbandonato. L'unica a fargli compagnia è la lucertola Catarinella, che ai suoi occhi assume le sembianze di una ragazza. Vive in una capanna sulla terrazza della casa del suo padrone, il barone Vofà-Vofà. Una lunga didascalia descrive il suo apparire in scena:
«[...] il pavido servo inservibile, sguscia dal suo rifugio come una lumaca. E così, carponi come si trova, mezzo fuori e mezzo dentro, reclina il capo prima verso destra, fissando il pubblico, con uno sguardo ambiguo e sornione, poi verso sinistra per osservare, con accorato senso di nostalgia, il panorama di Napoli. Le sembianze dell'illustre "Acerretano" oltre ad essere mutate dall'ultima volta che il suo nome figurò sui cartelloni del San Carlino, [...] presentano altresì certi segni caratteristici insoliti che suscitano in chi li osservi da critico e da cultore delle tradizioni, un vivo senso di sgomento e commozione insieme. [...]».
Appare invecchiato, con i capelli lunghi e canuti che fuoriescono dal tradizionale e malconcio "pan di zucchero", la casacca ridotta ad un cencio. Il suo padrone ha intenzione di presentarsi alle elezioni e, per guadagnarsi il consenso popolare pensa di ricorrere al suo vecchio servo, ben sapendo che con poche lusinghe può sfruttarlo per i suoi scopi. Allo stesso modo però anche altri cercheranno di blandire Pulcinella ed il popolo che lui rappresenta. La maschera è disposta a farsi strumentalizzare ed a vendersi al migliore offerente firmando le tessere di tutti i partiti, pur di riuscire a sopravvivere.
Copertina del libro Il figlio di Pulcinella di Eduardo De Filippo
Il figlio di Pulcinella
1979
Collezione di teatro
pp. 121
ISBN 9788806138622

sabato 21 marzo 2020

#RipercorrendoInsieme: Agostino Abbagnale

Agostino Abbagnale (Pompei, 25 agosto 1966) è un ex canottiere italiano. È fratello di Carmine e di Giuseppe.
Vinse la prima medaglia ai campionati del mondo 1985, giungendo secondo nella specialità dell'otto con.
Alle Olimpiadi del 1988, a Seoul, conquistò la medaglia d'oro sul 4 di coppia azzurro (con Gianluca Farina, Piero Poli e Davide Tizzano), pochi minuti dopo che i suoi due fratelli Carmine e Giuseppe ebbero la meglio nella gara del due con.
Fu costretto a uno stop forzato di cinque anni. 
Saltò le Olimpiadi del 1992 e tornò a gareggiare ai mondiali nel 1995, giungendo tredicesimo in 2 di coppia. Sempre in 2 di coppia, l'anno successivo, gareggiò alle Olimpiadi di Atlanta vincendo la medaglia d'oro con Davide Tizzano.
Nel 1997 e nel 1998 vinse la medaglia d'oro ai campionati del mondo nella specialità del 4 di coppia, mentre nel 1999 giunse settimo. Alle Olimpiadi del 2000, nella specialità del 4 di coppia, assieme a Rossano Galtarossa, Alessio Sartori e Simone Raineri conquistò di nuovo la medaglia d'oro. 
Vinse ancora una medaglia d'argento ai mondiali del 2002 in 2 di coppia.
Nel 2006 è stato insignito dalla FISA della Medaglia Thomas Keller, la più alta onorificenza nel mondo del canottaggio.
Olimpiadi
Seoul 1988: oro nel 4 di coppia.
Atlanta 1996: oro nel 2 di coppia.
Sydney 2000: oro nel 4 di coppia.

martedì 17 marzo 2020

#RipercorrendoInsieme: È arrivato un bastimento - Edoardo Bennato


Andare sola, per la città
mi sembra un fatto normale
ma una ragazza
chissà perché
questo non lo può fare

Andare sola per la città
e non c'è niente di male
ma una ragazza
chissà perché
questo non lo può fare

E' un incantesimo strano, che la colpisce da sempre
mentre il duemila, non è più tanto lontano

È arrivato un bastimento è l'ottavo album di Edoardo Bennato, pubblicato nel 1983 dalla Dischi Ricordi.
Ed il buon senso sparso di qua e di la e l'Araba Fenice, chi la ritroverà ed i profeti mitici, giganti del pensiero sarà falso, sarà vero!...
Il disco esce, su iniziativa di Bennato composto da un long playing di taglio tradizionale e da un maxi singolo, sempre a 33 giri, tra i quali era suddivisa, a incastri, la sequenza dei pezzi
Tra i musicisti sono da segnalare Luciano Ninzatti (ideatore di alcuni progetti di italo-disco tra cui Kano), fondamentale per tutta la produzione di Bennato negli anni a seguire, e Roberto Colombo, già mentore dei Matia Bazar e di Alberto Camerini.
Circa un anno dopo la pubblicazione del disco è uscito un libro omonimo complementare, per la Mondadori, con fumetti e nuove illustrazioni (dello stesso Bennato), e con testi e partiture dei dodici brani.
E' arrivato un bastimento - Edoardo Bennato - copertina
Editore: Mondadori
Anno edizione: 1984
Pagine: 70 p.
I testi e le musiche del disco sono dello stesso Bennato, tranne Sarà falso, sarà vero, il cui testo è del fratello Eugenio.
Anche gli arrangiamenti (non accreditati) sono di Bennato, con le eccezioni di Specchio delle mie brame, arrangiata da Roberto Colombo, e Troppo, troppo! arrangiata per orchestra sinfonica da Antonio Sinagra e cantata dal baritono Orazio Mori (che aveva già collaborato con Bennato in Sono solo canzonette).
Un milione Un milione di monete? ah ah! non ti sembra esagerato? non ti sembra, non ti sembra esagerato? Un milione potrei darlo a un dottore, a un avvocato a un ministro, a uno scienziato non a un tipo come te non a un tipo come te! 

Edoardo Bennato - Troppo, Troppo!
VIDEO:
Edoardo Bennato - Una Ragazza

giovedì 12 marzo 2020

"Quanno spónta 'a luna à Marechiare, pure li pisce nce fanno a ll'ammóre…"

Napoli - Marechiaro3.jpg
«Quanno spónta 'a luna à Marechiare, 
pure li pisce nce fanno a ll'ammóre…»
(Salvatore Di Giacomo, Marechiare)
Napoli - Marechiaro.jpg
Marechiaro è un piccolo borgo che si trova nel quartiere Posillipo a Napoli.
Anticamente il borgo, sviluppato intorno a via Marechiaro, prendeva il nome dalla chiesa di Santa Maria del Faro. Il nome Marechiaro non viene, come comunemente si pensa, dalla trasparenza delle acque del mare di Posillipo, ma dalla loro quiete. Già in alcuni documenti del Regno di Sicilia si parla di mare planum tradotto in napoletano mare chianu da cui l'odierno Marechiaro. 
È stato negli anni 1960 uno dei simboli della dolce vita in Italia, diventando famoso per le sue frequentazioni hollywoodiane, per i suoi ristoranti tipici che affacciano sullo splendido panorama del golfo e per il caratteristico "Scoglione".
Borgo di Marechiaro
Da Marechiaro inoltre si può ammirare la vista panoramica dell'intera città di Napoli, del Vesuvio, fino ad arrivare alla penisola sorrentina e all'isola di Capri che compare esattamente di fronte alla tipica spiaggetta del borgo.
Il particolare che più ha contribuito alla mitizzazione di questo borghetto è la cosiddetta Fenestella (in italiano finestrella). La leggenda narra che il poeta e scrittore napoletano Salvatore Di Giacomo, vedendo una piccola finestra sul cui davanzale c'era un garofano, ebbe l'ispirazione per quella che è una delle più celebri canzoni napoletane: Marechiare. fonte: https://it.wikipedia.org
Marechiaro.jpg
La giornata era raggiante, piena di riso e di gaiezza: il mare e quella pace, deliziosa in tanta solitudine e in così profondo silenzio, sommovevano tutto un flutto d'idee. Lo spirito s'indugiava a rincorrerle tra le mille voluttà d'un quasi addormentamento. Come da un secreto recesso dal cavo ombroso delle rocce che ci accoglieva contemplavamo l'uguale immensità dell'acqua, la sua sterminata superficie che, lontano lontano, a perdita di vista, raggiungeva l'arco del cielo. Una larga chiazza più azzurrina, quasi bluastra, tingeva l'acque, laggiù, sotto Capri. E vagamente appariva, con disegno quasi impreciso, l'isola tiberiana. Tutto il lontano era in una pace solenne, nell'immobilità d'uno scenario. (Salvatore Di Giacomo)