A cura di Natale Gaspare De Santo
- ISBN 979-12-5613-045-0
- Pagine: 248
- Anno: 2025
- Formato: 12 x 20 cm
- Collana: Assise, 22
- Supporto: libro cartaceo
Le recensioni di Piero Antonio Toma –
la Repubblica 02.02.2026
La vecchiaia raccontata da 22 autori di Piero Antonio Toma
Da qualche tempo si parla sempre più di vecchiaia, un po’ perché l’inizio si è accorciato con la denatalità e la fine si è prolungata sempre più oltre. In Campania gli ultracentenari sono 1.359, mezzo secolo fa erano poche decine. Anche l’età media dei Premi Nobel in questo periodo ha subito un salto, da 45 a 71 anni. Nelle università americane, che sono il più fecondo vivaio del Premio svedese, non c’è un’età pensionabile ma una soglia intellettuale.
Ora arriva questo libro che osserva la vecchiaia attraverso la penna di 22 studiosi di vario ed alto timbro, fra i quali c’è anche Gaspare Natale De Santo, già professore dell’università Vanvitelli che ha anche curato queste pagine. Egli è stato uno dei principali promotori dell’Associazione europea dei professori emeriti: i quali “non sono enciclopedie viventi… ma un veicolo per garantire la continuità del sapere”.
Dal canto suo, l’associazione propende per la costituzione di un ministero per gli Anziani in tutti i Paesi dell’Unione Europea e si batte per ostacolare quelle legislazioni che tentano di non curare più gli anziani. Dobbiamo anche sottolineare che le università europee, fatte due sole eccezioni in Italia, non valorizzano adeguatamente la massa del sapere dei professori emeriti.
In passato ci sono stati altri libri sull’argomento, come i due De Senectute di Cicerone e di Norberto Bobbio, ed altri, da Simone de Beauvoir a Gabriel García Màrquez, ma i suoi autori aggiungono a questo libro l’abbecedario della complessità odierna con la difesa della “idea di difendere la medicina sapientia, cioè filosofia, che si oppone all’idea della medicina scientia”.
”Invecchiare è spesso sinonimo di morire” e Faust ha fatto male a scegliere una soluzione personale con la propria morte. Occorre invece intervenire per garantire i benefici del dopo pensione non solo per pochi privilegiati, ma per tutti. Il capitale umano dell’età dovrà essere utilizzato al massimo. E bisogna anche imparare che molti ospizi sono deserti di solitudine. “L’obiettivo principale per i prossimi anni è pertanto di trasformare l’attuale diversità delle culture in una cultura della diversità”, con la speranza di vivere tranquillamente l’apoptosi, cioè il distacco definitivo. Occorre anche “investire nella ricerca sull’invecchiamento”, nella formazione professionale, nella fisioterapia, nelle nuove scelte mediche, nelle esperienze virtuose come “Viva gli anziani” a Napoli, e a livello mondiale come l’Onu. “Nessuno può salvarsi da solo”, osserva don Tonino Palmese. E dunque c’è un modo per affrontare la vecchiaia? E Proust e Ulisse rispondono all’unisono: viverla.
https://napoli.repubblica.it/

Nessun commento:
Posta un commento