Vetrina Vesuvio

lunedì 21 settembre 2026

VELA. AMERICA’S CUP, IL 25 SETTEMBRE VIDEOMAPPING E CONCERTO A BACOLI PROGRAMMA EVENTI PROMOSSO DA COMUNE E CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI

Il 25 settembre è in programma un doppio appuntamento a Bacoli promosso nell'ambito del progetto "Napoli verso l'America's Cup", messo in campo dalla Città Metropolitana e dal Comune di Napoli per sostenere l'organizzazione della competizione velica internazionale, realizzato in collaborazione con l'amministrazione comunale di Bacoli.
Dalle 20 si svolgerà uno spettacolo di videomapping sulla facciata della Casina Vanvitelliana del Lago Fusaro e alle 21 l'Orchestra del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, diretta da Stefania Rinaldi, con la partecipazione delle soprano Jennifer Santucci e Martina Savarese e l'accompagnamento al pianoforte del maestro Luigi del Prete, si esibirà in "Notturno sinfonico a Baia" nella piazza D'Armi del Castello Aragonese di Baia. Questo evento è realizzato in collaborazione con il ministero della Cultura - Parco archeologico dei Campi Flegrei. Accesso gratuito previa prenotazione, fino a esaurimento posti, tramite la piattaforma Eventbrite.
"La Città Metropolitana ha scelto di essere protagonista, insieme al Comune di Napoli - ha affermato il sindaco Gaetano Manfredi -, del percorso che ci porterà all'America's Cup 2027. Questa iniziativa rientra in un ben più ampio programma di interventi che abbiamo condiviso con il Tavolo tecnico-politico permanente e finanziato con 10 milioni di euro di Città Metropolitana per diversi progetti a supporto dell'organizzazione della Coppa e della massima fruizione dell'evento, che vanno dalla rete digitale ad alta capacità per la connettività delle regate alla valorizzazione culturale dei territori".
Anche il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha espresso apprezzamento per il percorso di condivisione messo in campo dalle istituzioni campane, “che ci vede in prima linea, con nostri stanziamenti, per la migliore riuscita di un evento che proietta tutto il territorio al centro della ribalta internazionale, con tutti i vantaggi che dovremo essere capaci di trarne”.

Entusiasta il Sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione: “Vivremo una notte magica, tenetevi pronti. Sarà uno spettacolo mondiale, tra musica e sport, affacciati su paesaggi mozzafiato, insieme ai team che gareggeranno nelle acque del golfo di Napoli. Ringrazio la Città Metropolitana per aver scelto Bacoli per questi eventi. Così la nostra terra e i nostri tesori avranno una vetrina enorme, seguita da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. E tante istituzioni che arriveranno qui”.
“Con questo sforzo – ha aggiunto il Vicesindaco metropolitano, Giuseppe Cirillo – abbiamo voluto sostenere l’organizzazione di questo grandissimo evento sportivo internazionale: è un investimento nel futuro del nostro territorio, nella sua capacità di attrarre turismo, cultura e innovazione, con benefici che ricadano su tutti i Comuni dell’area metropolitana".

Area comunicazione istituzionale Comune di Bacoli

Città Metropolitana: e Comune per ‘Napoli verso l’America’s Cup’: Domenica a Castel dell'Ovo il gran finale delle preregate aperto a tutti

La regata finisce ma le luci non si spengono. Domenica 27 settembre, alle 20.30, conclusa la premiazione della regata preliminare della 38ª America's Cup sul Main Stage di Rotonda Diaz, il pubblico è invitato a spostarsi lungo il lungomare fino a Castel dell'Ovo, dove la città affida alla luce il suo saluto alla preregata e dà il via al 2027
.
Il Castello sarà teatro di un videomapping che seguirà quello che sarà realizzato venerdì 25 settembre, alle ore 20, e che illuminerà la bellezza della Casina Vanvitelliana di Bacoli, la dimora fatta costruire da Ferdinando IV di Borbone e che si specchia sulle acque del Lago Fusaro, in un afflato tra luce e musica suonata dal vivo.
Le iniziative rientrano nel programma “Napoli verso l’America’s Cup”, il progetto messo in campo dalla Città Metropolitana e dal Comune di Napoli per sostenere l’organizzazione della grande competizione velica internazionale e per costruire un sistema integrato di attività dedicate alla mobilità, al mare, alla salute e alla valorizzazione delle eccellenze dell’area metropolitana attraverso esperienze culturali, divulgative ed educative rivolte a pubblici differenti.

I dettagli dei due eventi

  • Venerdì 25 settembre, ore 20:00 — Casina Vanvitelliana, Lago Fusaro (Bacoli).

Venerdì, dunque, l’atteso evento alla Casina Vanvitelliana. L'apertura sceglie la sospensione. Il padiglione settecentesco posato sulle acque del Fusaro non viene illuminato: viene rivelato dal lavoro creativo di Artled, con la content art direction di Giacomo Pollio. La luce ne restituisce il riflesso e il respiro e lo trasforma in un'apparizione eterea tra il lago e la notte, dove l'intermezzo musicale che omaggia Giovan Battista Pergolesi, curato da Laura Valente, direttrice artistica di Napoli Millenaria, ed eseguito dal vivo dall'ensemble Discantus, dialogherà in tempo reale con l'architettura dando vita a una colonna sonora che sarà tutt'uno con le immagini. Ogni nota diventa luce: il suono guida il disegno luminoso, nessuna sequenza è scritta in anticipo. Musicisti e architettura condividono un'unica partitura che nasce nell'istante.
Lo spettacolo è gratuito e aperto a tutti.
Alle 21. inoltre, l’Orchestra del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli farà vibrare la Piazza d’Armi del Castello Aragonese di Baia (accesso gratuito previa prenotazione su Eventbrite).

  • Domenica 27 settembre, ore 20:30 — Castel dell'Ovo, Napoli

Sull'isolotto di Megaride, dove il mito vuole che il mare abbia deposto il corpo di Partenope, il castello diventa il cuore di un racconto dedicato a Napoli e al suo mare, firmato Artled società guidata da Sossio Pezzella. In tre minuti le mura si trasformano in un viaggio attraverso mito, storia e futuro.
La rosa dei venti apre la rotta e introduce il tempo, elemento decisivo di ogni competizione. Le onde avvolgono l'architettura e conducono alle origini della città: la sirena emerge dal cielo delle costellazioni, simbolo di Napoli e del suo legame con il mare. I monumenti e le forme della città si susseguono, componendo il ritratto di una cultura universale; Venere e l'Uomo Vitruviano richiamano l'arte, la bellezza e l'ingegno della tradizione italiana.
Nel finale la rosa dei venti diventa cronometro: il ritmo accelera e conduce alla sfida sportiva. Fasci di luce e colori contemporanei annunciano l'arrivo dell'America's Cup 2027 a Napoli, le imbarcazioni prendono velocità e il trofeo emerge come simbolo dell'incontro tra le culture. San Gennaro e il faro accompagnano l'approdo, segni di protezione, accoglienza e buon auspicio.
Napoli apre così all'Italia e al mondo il suo golfo, unendo memoria, innovazione e vocazione marittima. Una città di mare accoglie la sfida del futuro. L’ingresso è libero.

America’s Cup come strumento di valorizzazione della Grande Bellezza di Partenope e della sua area metropolitana

“La storia millenaria della nostra città - ha affermato il Sindaco di Napoli e della Città Metropolitana, Gaetano Manfredi - si racconta al mondo con immagini iconiche che la proiettano nella dimensione che merita: capitale europea in grado di valorizzare il suo patrimonio, ma anche di essere protagonista di grandi eventi internazionali. Quale luogo migliore di un rinnovato Castel dell'Ovo per far vedere le nostre bellezze? Napoli si mostra e si vive, questa è la nostra peculiarità".
“Come Città Metropolitana di Napoli – ha aggiunto il Vicesindaco metropolitano, Giuseppe Cirillo - abbiamo voluto sostenere questo importantissimo evento internazionale con uno stanziamento di 10 milioni di euro, che ha riguardato sia l’organizzazione delle regate che la valorizzazione e la promozione del territorio, con un’attenzione particolare affinché i benefici che l’America’s Cup porterà siano diffusi su tutto il territorio metropolitano”. 
"Quella di Bacoli – ha annunciato il Sindaco del Comune flegreo, Josi Della Ragione - sarà una notte magica, uno spettacolo di respiro mondiale tra musica e sport, con i team in gara nelle acque del golfo di Napoli e Bacoli protagonista con i suoi paesaggi e i suoi tesori. Ringrazio il Sindaco Gaetano Manfredi per aver scelto di coinvolgere anche Bacoli e i Campi Flegrei: centinaia di milioni di persone potranno conoscere e ammirare la bellezza della nostra terra, mentre numerose istituzioni arriveranno sul territorio. Sarà uno spettacolo nello spettacolo. Casina Vanvitelliana e Castello di Baia: due luoghi iconici di Bacoli illuminati dalla magia dell'America's Cup".

Crediti
  • Partner creativo e tecnologico: Artled S.r.l.
  • Produttore esecutivo: Sossio Pezzella
  • Content Art Director: Giacomo Pollio
  • Direzione artistica Napoli Millenaria 'a vele spiegate verso l'America's Cup' per il Comune di Napoli: Laura Valente
  • Intermezzo musicale: Ensemble Discantus
  • Concerto sinfonico notturno a Baia: Orchestra del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli direttrice d’orchestra Stefania Rinaldi
  • Direttore del Conservatorio: Gaetano Panariello - Città Metropolitana di Napoli
    

Napoli| Libreria Feltrinelli, via dei Greci | "25 storie di accoglienza, solidarietà, autonomia", edito da Altreconomia.

Il 29 settembre, alle 17.30, la libreria Feltrinelli di via dei Greci a Napoli ospita la presentazione di «25 storie di accoglienza, solidarietà, autonomia», edito da Altreconomia. L’iniziativa è promossa da Oltremani Napoli APS, associazione impegnata da anni sui temi dell’antirazzismo e della costruzione di relazioni tra cittadini nativi e migranti.

Il volume raccoglie esperienze di convivenza, amicizia e reciproco arricchimento maturate nell’ambito dell’accoglienza in famiglia. Il progetto nasce dal lavoro dell’associazione bolognese Famiglie Accoglienti, che da tempo sperimenta questo modello di integrazione.

A discutere il libro saranno 

  • il curatore Fabrizio Tonello, docente all’università di Padova e giornalista de il Manifesto, 
  • suor Marisa Pitrella, direttrice della Caritas di Napoli, 
  • Rosa Speranza, attivista, scrittrice e famiglia accogliente, e 
  • Fatou Diako, presidente dell’associazione Hamef e protagonista di una delle storie raccolte nel testo. 
  • Modera l’incontro Massimo Angrisano, di Oltremani Napoli.

«Attiviamo umanità» è lo slogan che accompagna da anni l’attività dell’associazione partenopea, secondo cui la costruzione di relazioni tra nativi e migranti rappresenta la propria ragione fondativa.

Con l’incontro del 29 settembre, gli organizzatori intendono dimostrare che è possibile costruire una società basata sulla reciprocità, partendo dal valore e dall’esperienza di ciascuna persona. Una prospettiva che gli attivisti rivendicano apertamente in una fase pubblica segnata, a loro dire, dalla propaganda di intolleranza e respingimento, e che li vede schierati contro la remigrazione e contro i Centri di permanenza per il rimpatrio.

A PEPPE BARRA IL PREMIO ALLA CARRIERA AL PREMIO BIANCA D’APONTE

LE FINALI DEL CONTEST PER CANTAUTRICI AL TEATRO CIMAROSA DI AVERSA IL 23 E 24 OTTOBRE
Andrà a Peppe Barra il premio alla carriera della Città di Aversa nell’ambito del 22° “Premio Bianca d'Aponte”, il contest riservato a cantautrici in programma al teatro Cimarosa di Aversa il 23 e 24 ottobre 2026. Il riconoscimento è stato assegnato negli scorsi anni a Nuova Compagnia di Canto Popolare, Peppino di Capri, Paola Pitagora, Mauro Pagani, Teresa De Sio e Carlo Marrale.
Figlio d’arte, Peppe Barra nasce a Roma nel 1944 da una famiglia di artisti napoletani. Dalla madre Concetta eredita la felicità di stare in scena. Sin dall’inizio nei suoi spettacoli teatrali predilige la musica ed il canto: due componenti importantissime ed irrinunciabili, che determinano l’incontro con Roberto De Simone e la Nuova compagnia di canto popolare. Un incontro che contribuirà in maniera significativa alla sua evoluzione artistica e che lo porterà ad una carriera di grande rilievo e prestigio.
Sul palco del Cimarosa salirà anche Marina Rei, in veste di madrina, e molti altri ospiti che saranno annunciati prossimamente.
Ma il cuore della manifestazione, che si avvale della direzione artistica di Ferruccio Spinetti, sarà, come sempre, il concorso per cantautrici, che quest’anno presenterà proposte stilistiche molto variegate, dal rock al folk, dalla canzone d’autore all’elettronica.
Le dieci artiste selezionate sono:
  1. Natalia Abbascià di Ruvo di Puglia (Bari);
  2. L’Aurora (Aurora Caloiero) di Cosenza;
  3. Bambina (Bambina Cesario) di Corigliano Calabro (Cosenza);
  4. Rosita Brucoli di Bari;
  5. Fabula (Fabiola Valerio) di Campobasso;
  6. Mabi (Marcella Buzzi) di Casale Monferrato (Alessandria);
  7. Miriam Ricordi di Pescara;
  8. MVR (Maria Virginia Bisconti) di Tricase (Lecce);
  9. Sarai (Sara Bassotti) di Roma;
  10. Simona Valente (Simona Valenzano) di Bari.
Una band residente, coordinata da Alessandro Crescenzo, accompagnerà alcune concorrenti e alcuni ospiti, mentre a condurre le serate saranno Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu.
Le dieci artiste in gara sono state selezionate fra centinaia di iscritte da un ampio e prestigioso Comitato di garanzia, formato da produttori, discografici, manager, cantanti, autori, musicisti, giornalisti tra i più accreditati del mondo musicale italiano.
Molti dei componenti del Comitato faranno parte anche delle due giurie, quella generale e quella della critica, che assegneranno i premi nelle serate finali ad Aversa.
Alla vincitrice del premio assoluto andrà una borsa di studio di € 1.000, a quella del Premio della critica “Fausto Mesolella” (in omaggio allo storico direttore artistico della manifestazione) una di € 800. La giuria generale assegnerà inoltre delle targhe al miglior testo (dedicata a Oscar Avogadro), alla migliore musica e alla migliore interpretazione. Sono poi previsti numerosi altri premi e bonus assegnati da singoli membri della giuria o da enti e associazioni vicine al d’Aponte.
Per le vincitrici e alcune finaliste ci potranno inoltre essere diverse possibilità di suonare dal vivo in appuntamenti che periodicamente vengono organizzati in Italia ed Europa.
Il Premio Bianca d’Aponte è organizzato dall’Associazione Bianca d’Aponte, con la collaborazione di ReteDoc.
Con il contributo della Fondazione Banco di Napoli e di NuovoIMAIE e il patrocinio del Consiglio regionale della Campania.
Partner: Emergency, M.A.U., Premio Andrea Parodi, Suoni dall’Italia, Istituto italiano di cultura di Praga, Officina delle Arti Pasolini, Monferr’Autore Festival, Music for Change, Maieutica Dischi, Siedas, Virus Studio, Premio Nilla Pizzi, Associazione Virginia Vita.
Media partner: L’isola che non c’era, Blogfoolk.
Partner privilegiato: Città di Aversa.
Per maggiori informazioni e per l’ingresso a teatro (solo con prenotazione): 336 694666 – 335 5383937; info@biancadaponte.it

Ufficio Stampa: Ender Comunicazione
endercomunicazione@gmail.com - Premio Bianca d'Aponte

domenica 20 settembre 2026

𝗔𝗴𝗲𝗿𝗼𝗹𝗮 - 𝗖𝗮𝗺𝗽𝘂𝘀 𝗣𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗲 𝗱𝗶 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶 | 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮𝗿𝗼𝘀𝗮 𝗣𝗮𝘀𝘁𝗿𝘆 𝗖𝘂𝗽 𝟮𝟬𝟮𝟲.

Dopo il 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗔𝗴𝗲𝗿𝗼𝗹𝗮 𝗦𝘂𝗶 𝗦𝗲𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗗𝗲𝗶 e il ritorno del 𝗚𝗶𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗮𝗻𝗶𝗮, Agerola si prepara ad accogliere un altro appuntamento di grande prestigio: il 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮𝗿𝗼𝘀𝗮 𝗣𝗮𝘀𝘁𝗿𝘆 𝗖𝘂𝗽 𝟮𝟬𝟮𝟲.
Il 𝟮𝟱 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 il 𝗖𝗮𝗺𝗽𝘂𝘀 𝗣𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗲 𝗱𝗶 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶 sarà il palcoscenico della XIII edizione della competizione dedicata alla sfogliatella Santarosa, con la sfida tra cinque scuole di alta formazione gastronomica e giovani talenti chiamati a reinterpretare una delle grandi icone della tradizione dolciaria campana.
E sarà una giornata che avrá come protagonisti alcuni dei più importanti nomi della pasticceria e della gastronomia internazionale. A guidare la giuria ancora una volta il Maestro dei Maestri 𝗜𝗴𝗶𝗻𝗶𝗼 𝗠𝗮𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶. Insieme a lui 𝗘𝗻𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗕𝗮𝗿𝘁𝗼𝗹𝗶𝗻𝗶, tre stelle Michelin, il grande maestro pasticcere giapponese 𝗦𝗮𝗱𝗮𝗵𝗮𝗿𝘂 𝗔𝗼𝗸𝗶, 𝗝𝘂𝗹𝗶𝗲𝗻 𝗗𝗲𝗰𝗵𝗲𝗻𝗮𝘂𝗱, tra i riferimenti della cioccolateria francese, 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮 𝗟𝘂𝗻𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗶, 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼, 𝗗𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗡𝘂𝘁𝗶 e 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗻𝘀𝗮, eccellenza del nostro territorio.
É un parterre internazionale che racconta la dimensione raggiunta da questa manifestazione. Siamo grati a chi ha voluto Agerola, ancora una volta, al centro di questo bellissimo evento Comune di Agerola

sabato 19 settembre 2026

«Fammi questa grazia, Gennaro!»

“Sorelle e fratelli,

quest’anno vorrei chiedere a San Gennaro una grazia.

Ma non per oggi. Per l’anno prossimo.

È una grazia strana, lo so. Forse perfino troppo grande.

Ma i santi servono anche a questo: a ricordarci che ci sono preghiere che sarebbe vigliacco non avere il coraggio di pronunciare.

Gennaro, se il tuo sangue deve sciogliersi, si sciolga ancora.

Ma fammi questa grazia: quando torneremo qui, il prossimo anno, fa’ che l’unico sangue di cui dovremo parlare sia il tuo. L’unico sangue versato. L’unico sangue che avremo atteso di vedere scorrere. Il tuo.

Nessun altro. Perché non voglio più venire qui, davanti alla tua ampolla, e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi.

Non voglio più dover dire che il tuo sangue si mescola idealmente a quello delle vittime innocenti.

Non voglio più nominare la Palestina. Non voglio più nominare l’Ucraina.

Non voglio più aggiungere il nome dell’ennesima terra ferita, dell’ennesima città distrutta, dell’ennesima madre che stringe un corpo troppo piccolo tra le braccia.

Non perché voglia dimenticarli. Ma perché voglio che non ce ne sia più bisogno.

Sono stanco di un’umanità che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerle.

Sono stanco delle nostre commemorazioni perfette e delle nostre paci impossibili.

Sono stanco di vedere l’uomo diventare bravissimo a contare i morti e terribilmente incapace di smettere di farli.

E davanti a te, Gennaro, oggi non voglio abituarmi. Perché forse il male più grande non è nemmeno la guerra. Il male più grande è abituarsi alla guerra.

È svegliarsi la mattina, accendere un telefono, vedere una città bruciare e continuare a fare colazione.

È ascoltare il numero dei morti e non vedere più i morti. Cinquanta. Cento. Mille.

Come se oltre una certa cifra il dolore smettesse di avere un nome.

Come se un bambino morto cento volte diventasse una statistica.

No. Il sangue non è una statistica. Il sangue ha sempre un nome. Ha una madre. Ha una casa. Ha un odore. Ha qualcuno che quella sera continuerà ad apparecchiare un posto in più, almeno con gli occhi.

Ed è per questo che il Vangelo di oggi mi fa paura.

Gesù dice: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me».

Il mondo. Non questa terra bellissima. Non gli uomini e le donne che Dio ama.

Nel Vangelo di Giovanni il “mondo” è anche un meccanismo.

È quel sistema invisibile che comincia a funzionare ogni volta che un uomo decide che la vita di un altro vale meno della propria.

Il mondo comincia lì. Quando l’altro diventa un ostacolo. Quando l’altro diventa un numero. Quando l’altro diventa un bersaglio. Quando l’altro non è più fratello, ma nemico.

E allora tutto diventa possibile. Diventano possibili le bombe. Le rappresaglie. I massacri. Le fosse. I bambini sotto le macerie. Diventa possibile perfino inventare parole eleganti per non chiamare le cose con il loro nome. Ma una madre che perde un figlio non conosce il linguaggio della geopolitica.

Conosce soltanto una parola. Figlio. E quella parola dovrebbe bastare a fermare il mondo.

Per questo oggi, davanti al sangue di Gennaro, vorrei che da Napoli partisse un grido. Non un comunicato. Non una prudente dichiarazione. Un grido.

Fermatevi.

Fermatevi. Voi che avete in mano le armi. Voi che date gli ordini. Voi che disegnate confini sulle carte mentre altri li segnano con il sangue. Voi che pensate che una vittoria possa ancora chiamarsi vittoria quando bisogna costruirla sopra il corpo di un bambino.

Fermatevi. Perché non esiste bandiera abbastanza grande da coprire la bara di un innocente.

Non esiste ragione di Stato capace di restituire un figlio a sua madre. Non esiste vittoria militare che possa trasformare il sangue di un bambino in qualcosa di giusto. La pace avrà certamente bisogno della politica. Avrà bisogno della diplomazia. Avrà bisogno del diritto.

Ma prima ancora avrà bisogno di una cosa molto più semplice e infinitamente più difficile: riconoscere nell’altro un uomo. Soltanto un uomo. E dovrebbe bastare.

Ma sarebbe troppo facile oggi guardare lontano. Palestina. Ucraina. Le guerre del mondo. Perché il Vangelo non ci permette mai di usare il dolore lontano per non vedere quello che accade sotto casa.

E allora devo parlare a te, Napoli. A te, città mia.

Perché anche tu conosci il sangue. Lo conoscono i tuoi vicoli. Lo conoscono certe madri che hanno imparato a riconoscere il rumore di uno sparo. Lo conoscono i ragazzi a cui qualcuno ha insegnato troppo presto che una pistola può dare più rispetto di un libro. Lo conoscono le famiglie che abbassano gli occhi. I commercianti che hanno paura. Gli uomini e le donne a cui viene chiesto di scegliere tra il coraggio e la sopravvivenza.

La camorra è guerra.

Una guerra senza dichiarazione. Senza divise. Senza trattati di pace. Ma è guerra.

Perché ogni volta che un ragazzo viene arruolato dalla strada abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che un bambino cresce pensando che il denaro facile sia l’unica strada possibile, abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che una madre teme che suo figlio non torni a casa, abbiamo perso una battaglia.

Ogni volta che qualcuno compra il silenzio di un quartiere, abbiamo perso una battaglia.

E permettetemi di dirlo con chiarezza: non c’è nulla di religioso nella camorra. Nulla.

Non basta una medaglia al collo. Non basta un’immagine sacra sul comodino.

Non basta inchinarsi davanti a una statua. Puoi accendere cento candele a San Gennaro: se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce.

Puoi portare una Madonna sulle spalle, ma se sulle spalle degli altri hai caricato paura, ricatto e violenza, quella processione non ti assolve. Puoi perfino pronunciare il nome di Dio. Ma Dio non diventa complice perché qualcuno ne pronuncia il nome.

La camorra è bestemmia.

È bestemmia perché prende ciò che Dio ha creato libero e lo rende schiavo. Prende un ragazzo e gli ruba il futuro. Prende un quartiere e gli ruba la fiducia. Prende il bisogno e ne fa mercato. Prende la paura e ne fa potere. Prende il sangue e ne fa moneta.

E allora, Gennaro, anche qui: facci la grazia. Liberaci. Ma non soltanto dai camorristi. Sarebbe troppo comodo. Liberaci dalla mentalità camorristica. Dal favore chiesto invece del diritto. Dalla raccomandazione invece del merito. Dal silenzio quando dovremmo parlare. Dalla convenienza quando dovremmo scegliere. Dall’idea che essere furbi sia meglio che essere giusti. Dal pensare: «Non mi riguarda». Perché è precisamente con milioni di «non mi riguarda» che il male costruisce i suoi regni.

Il martire invece è l’uomo a cui tutto riguarda. Gennaro è qui per questo.

Non perché il suo sangue faccia spettacolo. Ma perché il suo sangue faccia memoria.

Un uomo, un giorno, ha preferito perdere la vita piuttosto che consegnare la propria coscienza al potere. Questo è un martire. Uno che dice al mondo: tu puoi prendere il mio corpo, ma non avrai la mia libertà.

E forse per questo il suo sangue continua ancora a inquietarci. Perché noi veniamo qui per vedere se il sangue si scioglie. Ma forse è Gennaro che viene qui per vedere se ci siamo sciolti noi.

Se si è sciolta la nostra durezza. Se si è sciolta la nostra indifferenza. Se si è sciolta quella terribile crosta che ci permette di sapere tutto e di non sentire più niente.

Quest’anno però, Gennaro, voglio chiederti di più. Non mi basta domandarti di sciogliere i nostri cuori.

Ti chiedo una cosa quasi impossibile. E forse proprio per questo te la chiedo.

Fammi la grazia dell’anno prossimo.

Fa’ che il 19 settembre dell’anno prossimo possiamo entrare in questa Cattedrale senza dover aggiungere un’altra guerra all’elenco. Fa’ che nessuno abbia bombardato una casa.

Che nessuno abbia sparato a un ragazzo. Che nessuno abbia scavato una fossa. Che nessuna madre abbia dovuto riconoscere suo figlio da una scarpa, da una fotografia, da un brandello di vestito.

Fa’ che i potenti abbiano avuto finalmente il coraggio di essere più grandi delle loro armi.

Fa’ che chi vive di guerra abbia scoperto la vergogna.

Fa’ che chi vive di camorra abbia scoperto che esiste una vita diversa.

Fa’ che chi ha paura trovi qualcuno disposto a camminargli accanto.

Fa’ che Napoli non debba più seppellire i suoi ragazzi.

Fa’ che i bambini della Palestina possano tornare semplicemente bambini.

Fa’ che i bambini dell’Ucraina possano imparare il suono della notte senza dover distinguere un tuono da un missile.

Fa’ che in ogni terra la parola domani torni a significare qualcosa.

E permettimi, Gennaro, di consegnarti anche un desiderio. Un desiderio che vorrei trasformare in una promessa. Vorrei che il prossimo anno, quando torneremo qui a celebrare ancora una volta la tua festa, potessimo venire davanti a te non soltanto per chiederti qualcosa, ma per ringraziarti di qualcosa che sarà accaduto nella nostra città. Vorrei poterti dire: grazie, Gennaro, perché Napoli ha finalmente scelto di prendersi cura dei suoi bambini e dei suoi ragazzi. Perché abbiamo imparato a non accorgerci di loro soltanto quando una tragedia esplode, quando un ragazzo muore, quando una periferia diventa il volto di una ferita che avremmo dovuto vedere prima. Grazie perché abbiamo imparato a prenderci cura prima. Prima che una difficoltà diventi abbandono, una fragilità diventi rabbia, la solitudine diventi violenza, un ragazzo smetta di credere di avere un posto nel mondo.

Vorrei ringraziarti perché avremo avuto il coraggio di mettere davvero i più piccoli al centro. Non dei discorsi, ma delle scelte. Della politica, della comunità tutta, della nostra città. Perché Napoli non può essere grande soltanto nelle sue piazze, nei suoi monumenti, nella sua bellezza e nella sua capacità di attirare il mondo. Una città è davvero grande quando sa prendersi cura delle persone che quella bellezza la abitano, soprattutto delle persone più fragili.

E l’anno prossimo vorrei poterti ringraziare anche per un altro miracolo: quello di una città che ha imparato a unire le proprie forze. Perché Napoli ha tante energie, tante persone generose, tante realtà che ogni giorno si spendono. Ma abbiamo bisogno di imparare a camminare insieme. A fare cordata.

Una cordata vera: non una fotografia nella quale tutti stanno insieme per un giorno, ma una responsabilità reciproca. Sapere che se uno scivola, l’altro lo tiene. Che la salita non appartiene al più forte, ma a tutti. Che per andare più in alto bisogna legare la propria vita a quella degli altri.
Tra istituzioni e cittadini. Tra scuola e famiglia. Tra Chiesa e territorio. Tra associazioni e servizi. Tra chi ha responsabilità pubbliche e chi ogni giorno vive nelle periferie. Tra chi possiede competenze e chi porta sulle proprie spalle l’esperienza concreta delle ferite. Una cordata nella quale nessuno pensi di poter fare tutto da solo. E nessuno si senta autorizzato a dire: «Non è affar mio».

E allora, San Gennaro, se il prossimo anno potremo tornare qui e dirti che Napoli ha cominciato davvero a fare questo, io vorrei ringraziarti. Non perché avremo risolto tutto, né perché saremo diventati una città perfetta. Ma perché avremo scelto una direzione: stare dalla parte dei più piccoli, mettere in comune le nostre forze, non lasciare indietro nessuno.

E allora sì, Gennaro. Il prossimo anno torneremo. Apriremo quella cassaforte. Prenderemo l’ampolla.

La solleveremo ancora davanti a questa città. E qualcuno domanderà: «Il sangue si è sciolto?»

E io vorrei poter rispondere: Sì. Si è sciolto. Ed è l’unico. L’unico sangue versato che oggi ricordiamo.

L’unico sangue che abbiamo aspettato. L’unico sangue che scorre davanti ai nostri occhi.

Perché fuori da questa Cattedrale nessun uomo ha versato quello di suo fratello.

Quello sì sarebbe il miracolo. Non soltanto il sangue di un martire che torna liquido. Ma un’umanità che finalmente smette di versare il sangue dei suoi figli. E una città che diventa una cordata di fraternità.

Perciò oggi te lo chiedo. Come figlio di questa città. Come vescovo. Come uomo.

Gennaro, se il tuo sangue vuole sciogliersi, si sciolga ancora. Ma poi basta. Basta sangue.

Basta ragazzi uccisi. Basta bambini sotto le macerie. Basta madri senza figli. Basta uomini convinti che uccidere sia una soluzione. Basta mafie. Basta camorre. Basta guerre.

Fammi questa grazia, Gennaro. Fa’ che quando torneremo qui, tra un anno, l’unico sangue che avremo visto scorrere sia il tuo. Solo il tuo. E forse allora capiremo che il miracolo, finalmente, non è accaduto nell’ampolla. È accaduto nel mondo.

Amen.

Napoli, 19 settembre 2026 

don Mimmo Battaglia -Cardinale Arcivescovo


venerdì 18 settembre 2026

𝐀𝐧𝐠𝐞𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐨𝐜𝐚𝐜𝐜𝐢𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 "𝐔𝐧 𝐬𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐫𝐞": 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐧𝐚𝐩𝐨𝐥𝐞𝐭𝐚𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐝𝐚𝐝𝐨𝐫𝐢 𝐌𝐀 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐚𝐥𝐥𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐔𝐦𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐈

Prima napoletana per la preside e scrittrice Angela Procaccini, che presenterà il suo ultimo libro
“Un sorso di Mare”, lunedì 21 settembre alle ore 18 presso la Mondadori Ma, Galleria Umberto I Napoli. Il volume è pubblicato dalla Giannini Editore nella collana Sorsi.
  • Dopo i saluti di Giulia Giannini della Giannini Editore, dialogheranno con l’autrice:
  • Umberto Masucci Presidente International Propeller Clubs,
  • Rosalba Giugni Presidente Marevivo e
  • Stefano Lanfranco Presidente Associazione Life.
  • Modera la presentazione Tiuna Notarbartolo giornalista e direttrice del Premio Elsa Morante.
“Un sorso di Mare” è un breve libro che ritrae figure reali o mitologiche legate al mare, non inteso come semplice paesaggio ma identità, grembo e maestro. Angela Procaccini affida all’elemento marino il compito di custodire l’indicibile: il dolore, la perdita, la memoria, la trasformazione. Le creature del mare: reali, simboliche, mitiche, diventano specchi dell’anima e metafore di una “spregiudicata capacità di accettare il destino”, che non è resa ma coraggio silenzioso. Parthenope, Giulia Civita Franceschi, Giovanni Ajmone Cat, Rosalba Giugni incarnano diverse declinazioni di appartenenza all’orizzonte marino: mito, educazione, esplorazione, difesa della vita. Ne nasce un libro breve e intenso, salato e vitale, in cui il mare diventa spazio di coscienza e di rinascita, luogo dove il dolore si trasforma in canto e l’amore resta luce sull’acqua.
Angela Procaccini è insegnante e poetessa. La sua scrittura nasce dall’esperienza educativa e da un profondo legame con il mare, elemento centrale della sua riflessione umana e spirituale. Autrice di testi poetici e narrativi, coniuga parola, memoria e impegno civile in una ricerca che intreccia dolore, amore e coscienza ambientale.