Vetrina Vesuvio

martedì 8 settembre 2026

Villa Doria d’Angri, mostra personale “Mito, Forma, Rivelazione” di Domenico Sepe, a cura di Ferdinando Sorrentino.

Sarà inaugurata mercoledì 16 settembre, alle ore 17.30, negli spazi monumentali di Villa Doria d’Angri, sede dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, la mostra personale “Mito, Forma, Rivelazione” di Domenico Sepe, a cura di Ferdinando Sorrentino.

L’esposizione nasce dal desiderio di raccontare il percorso di ricerca di uno scultore e docente profondamente legato alla tradizione plastica, ma costantemente proiettato verso una dimensione contemporanea della forma. Nelle opere di Sepe il mito non appare come semplice memoria del passato: diviene materia viva, racconto, simbolo e possibilità di una nuova interpretazione. Particolarmente significativo sarà il rapporto tra le opere e gli ambienti di Villa Doria d’Angri, luogo dalla forte identità architettonica e storica, chiamato a diventare parte integrante del progetto espositivo.

All’inaugurazione il professore Umberto Franzese proporrà un approfondimento sul tema “La bellezza del Bello”, aprendo successivamente un confronto con il pubblico e dando vita a un dibattito sul significato della bellezza nell’arte contemporanea.

Il percorso comprenderà sculture in bronzo e alluminio, materiali privilegiati della ricerca dell’artista, stampe fotografiche delle opere e installazioni site specific, realizzate per instaurare un rapporto diretto con gli spazi e con la memoria della Villa. Durante il periodo espositivo sono inoltre previsti incontri di Domenico Sepe con gli studenti dell’Università, dedicati alla scultura contemporanea, alla conoscenza dei materiali e ai processi creativi, oltre a visite guidate curate dall’artista e dal curatore e momenti di dialogo aperti alla comunità culturale e accademica.

La mostra è promossa dall’Università degli Studi di Napoli Parthenope e sostenuta da Associazione Culturale Non Me Ne Vado, Biennale Napoli, Dama Daphne Museum Art, Sud Avicola e ARTUR. L’accoglienza degli ospiti sarà accompagnata da un momento conviviale curato da Francesco Morra dell’Antica Panetteria dal 1956, con una selezione di prodotti artigianali pensata come omaggio alla tradizione gastronomica napoletana. 

La materia, prima ancora di diventare figura, conserva un mistero. È da questa dimensione primordiale della scultura che sembra prendere avvio il viaggio di Domenico Sepe, artista e docente che nella mostra “Mito, Forma, Rivelazione” affida alla materia il compito di raccontare ciò che il tempo non ha cancellato.Bronzo e alluminio diventano così strumenti di una ricerca nella quale la solidità della tradizione dialoga con una sensibilità contemporanea. Sepe guarda al mito senza imbalsamarlo nella memoria: lo interroga, lo attraversa e lo restituisce attraverso forme capaci di custodire insieme il peso della storia e l’inquietudine del presente.

La scelta di Villa Doria d’Angri assume, in questo senso, un valore che supera quello della semplice sede espositiva. L’architettura, con la sua stratificazione di storia, cultura e memoria, entra nel racconto delle opere e stabilisce con esse un confronto fatto di proporzioni, materia, luce e spazio. La scultura non occupa semplicemente gli ambienti della Villa, ma ne ascolta la voce, misurandosi con una presenza architettonica che appartiene alla storia di Napoli. Il percorso riunisce sculture in bronzo e alluminio, fotografie delle opere e installazioni concepite appositamente per gli spazi espositivi. Ne nasce un itinerario nel quale la forma diventa soglia: ciò che appare conduce verso ciò che si cela, la materia verso il simbolo, il gesto dell’artista verso una possibile rivelazione.

Ed è proprio la bellezza il tema che accompagnerà l’apertura della mostra attraverso l’intervento del professor Umberto Franzese, chiamato a proporre una riflessione sulla “bellezza del bello” e a coinvolgere il pubblico in un dialogo sul senso dell’esperienza estetica. ”Mito, Forma, Rivelazione” diventa dunque non soltanto una mostra di scultura, ma un incontro fra epoche e linguaggi: fra la memoria dell’antico e lo sguardo dell’oggi, fra la materia e l’idea, fra l’opera e l’architettura. Un percorso nel quale Domenico Sepe invita il visitatore a fermarsi davanti alla forma e, attraverso di essa, a cercare qualcosa che appartiene alla parte più profonda e duratura dell’arte: la capacità di trasformare la materia in pensiero e il pensiero in emozione.

Parte la scuola elementare del teatro all'istituto Colosimo. pubblicato il bando per la partecipazione ai corsi 2026-2027

Prende ufficialmente il via la nuova stagione del Conservatorio Popolare per le Arti della Scena, per la prima volta nella sua casa all’Istituto Paolo Colosimo di Napoli. È infatti disponibile da oggi, sul sito ufficiale della Scuola Elementare del Teatro  (https://www.scuolaelementaredelteatro.com), l’Avviso pubblico per l’ammissione alle attività per l'anno 2026/2027.

Il bando viene pubblicato a circa un mese dall'assegnazione del Teatro dell'Istituto Paolo Colosimo di Napoli come sede del conservatorio popolare per le arti della scena per il triennio 2026/2028. Un’assegnazione giunta grazie all’azione dell’Assessorato alla Cultura della Regione Campania, in sinergia con l’Assessorato alle Politiche Sociali e l’Assessorato al Patrimonio della Regione e di concerto con la Città Metropolitana di Napoli.

«Con la pubblicazione di questo bando manteniamo la stessa velocità e determinazione dimostrate un mese fa con la tempestiva assegnazione alla Scuola Elementare del Teatro dello spazio all’interno dell’Istituto Colosimo, dando immediata concretezza a un progetto di straordinario valore. Questo bando racchiude una proposta didattica e artistica di rara ricchezza, capace di intrecciare musica, danza e percorsi interculturali. È la dimostrazione tangibile di come questo progetto crei comunità e di come l'arte possa farsi cura», così Onofrio Cutaia, Assessore alla Cultura della Regione Campania.

«È sinceramente difficile trovare le parole per esprimere lo stato d’animo mio e di tutta la comunità della Scuola Elementare del Teatro in questo momento. Lo faccio con i versi di una canzone di De Andrè, - e sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso -.

Abbiamo sognato forte in questi anni. Abbiamo sognato il pieno diritto all’espressione per le tante persone extra ordinarie che animano le nostre attività, abbiamo sognato un luogo dove sentirsi al sicuro e liberarsi dai vincoli di una realtà troppo limitante, un luogo dove potersi emancipare, da cui partire o ri-partire. E ora questo luogo sorge grazie alla visionarietà e alla concretezza insieme, di un uomo di teatro che la politica ha saputo per fortuna intercettare, e grazie a una ritrovata coralità di alcune delle più importanti istituzioni culturali del territorio. All’assessore alla Cultura della Regione Campania e al suo Presidente, a tutte le istituzioni impegnate in questo progetto di costruzione comunitaria, va allora il ringraziamento di tutta la Scuola Elementare del Teatro» dichiara Davide Iodice.

IL PROGETTO E LA RETE ISTITUZIONALE

Il progetto della Scuola Elementare del Teatro è sostenuto dalla Regione Campania attraverso un modello di governance partecipato che mette in rete il Teatro di Napoli - Teatro Nazionale, il Teatro Trianon Viviani e la Fondazione Campania dei Festival.

Accanto al nucleo istituzionale, continua il prezioso sostegno dell’associazione F.O.R.G.A.T. ODV — che ne ha promosso e finanziato la nascita fin dal 2013 —, della Fondazione Eduardo De Filippo, della comunità de l’Asilo e di Interno5, che ne cura la direzione organizzativa e di produzione.

L'OFFERTA FORMATIVA E LE AZIONI SPECIALI

La Scuola Elementare del Teatro, ideata e diretta da Davide Iodice, si conferma un percorso d'arte e condivisione a partecipazione totalmente gratuita, rivolto con priorità a persone con disabilità fisica e intellettiva e in situazioni di fragilità sociale ed economica.

L'offerta intreccia percorsi consolidati e nuove sperimentazioni:

  • Vocazione: ricerca e formazione teatrale a cura di Annalisa D’Amato, Adriana Follieri, Davide Iodice, Ettore Nigro, Marina Rippa, Roberto Romei.

  • Officina: drammaturgia e scrittura scenica per gruppi e singoli. La cura drammaturgica è di Fabio Pisano, la supervisione dei progetti è affidata a Pino Carbone, Raffaele Di Florio, Davide Iodice, Pierpaolo Sepe.

  • Corpo Unico: danza e linguaggio non verbale curato da Chiara Alborino e Liia Guseyn-Zade.

  • Musicaria: formazione musicale guidata dal M° Francesco Paolo Manna e Caterina Pontrandolfo tra ritmo, voce e uso di software.

  • Invisibile: teatro sensoriale con priorità a persone non vedenti e ipovedenti, guidato da Raffaele Parisi.

  • Tutto il mondo è paese: percorso interculturale per giovani dai 15 ai 25 anni a cura di Adriana Follieri.

Accanto ai cicli laboratoriali si affiancano importanti progettualità speciali fuori bando: lo sportello bimensile Ascolto a sostegno dei familiari guidato dal Prof. Roberto Marcone; il progetto produttivo Compagnia, che dopo il successo di Pinocchio, che cos’è una Persona? (Premio Ubu e ANCT 2024) debutterà a novembre con il nuovo lavoro Alice o il mondo alla rovescia per inaugurare il Teatro Colosimo; l'esperienza orchestrale inclusiva di Orchestrìa e la concessione dello Spazio Prove Officina a supporto delle giovani realtà artistiche del territorio.

MODALITÀ E TERMINI DI PARTECIPAZIONE

Le domande di candidatura dovranno pervenire entro le ore 23:59 del 28 settembre 2026 esclusivamente via email all'indirizzo info@scuolaelementaredelteatro.com, specificando l'oggetto del corso (è possibile candidarsi a un massimo di 2 cicli). Le selezioni daranno priorità alle persone con disabilità e fragilità socio-economica.

L'Avviso completo e i moduli d'iscrizione sono consultabili su:

Hidden Light Napoli | Mostra fotografica di Bruno Mottola

Napoli torna a essere osservata attraverso uno sguardo nuovo, sospeso tra memoria e scoperta, luce e ombra. È Hidden Light Napoli, il progetto fotografico di Bruno Mottola, che dal 12 settembre all’11 ottobre 2026 sarà ospitato negli spazi del Bar Scio’, in Vico Buongiorno 1, con vernissage sabato 12 settembre ore 18. Il progetto nasce da un ritorno

Dopo circa vent’anni trascorsi lontano da Napoli, Mottola torna nella città in cui ha iniziato il proprio percorso artistico e fotografico e si confronta con un luogo che appartiene profondamente alla sua memoria, ma che oggi appare inevitabilmente diverso. La fotografia diventa allora uno strumento per ristabilire un dialogo con la città: non per raccontarla attraverso immagini già conosciute, ma per riscoprirla attraverso ciò che spesso sfugge allo sguardo. Il fulcro di Hidden Light è il rapporto tra luce e ombra, due presenze opposte e complementari che si definiscono a vicenda. La luce illumina, rivela, porta in superficie; l’ombra nasconde, suggerisce, conserva. È proprio nella tensione tra questi due elementi che Mottola costruisce la propria narrazione visiva. 

Le sue immagini cercano quel momento fugace in cui un raggio di sole attraversa un vicolo, una figura emerge da una zona d’ombra, una geometria architettonica viene improvvisamente trasformata dalla luce. Napoli diventa così un luogo di contrasti, dove ciò che appare e ciò che rimane nascosto convivono continuamente. Una città vissuta all’aperto, dove vicoli, piazze, portoni e facciate diventano palcoscenici naturali della quotidianità. In questo teatro urbano, Mottola osserva persone, gesti, architetture e situazioni ordinarie alla ricerca di una poesia silenziosa, spesso nascosta proprio nelle pieghe più comuni della vita cittadina. 

La ricerca di Mottola affonda le proprie radici nella formazione al Liceo Artistico di Napoli, dove nasce il suo interesse per arte, architettura, design e rappresentazione dello spazio. Il successivo percorso professionale lo porta prima a Londra, dove lavora a contatto con il mondo internazionale della fotografia di moda presso Spring Studios, e poi a Barcellona, dove approfondisce la fotografia editoriale e sviluppa una particolare attenzione per la street photography. Nel corso degli anni attraversa diversi linguaggi e generi fotografici, dall’architettura agli interni, dal ritratto alla moda, dagli eventi al food e al reportage, maturando uno sguardo personale basato sull’osservazione e sulla ricerca della relazione tra luce, spazio e presenza umana. Con Hidden Light Napoli, questo percorso converge nuovamente nel luogo da cui tutto era iniziato. La città non viene presentata come una semplice scenografia, ma come un organismo vivo fatto di contrasti: luce e buio, presenza e assenza, passato e presente, ciò che si mostra e ciò che sceglie di rimanere nascosto. 

Ogni fotografia diventa così una soglia. Un istante in cui la luce permette di vedere qualcosa e, nello stesso momento, l’ombra lascia intuire tutto ciò che resta oltre il visibile. Hidden Light Napoli è, in questo senso, un viaggio dentro una città e dentro la memoria di chi la guarda. Un ritorno che diventa riscoperta e una ricerca fotografica in cui Napoli, attraverso la luce e l’ombra, torna lentamente a mostrarsi.

INFORMAZIONI

  • Hidden Light Napoli
  • Mostra fotografica di Bruno Mottola
  • Vernissage: sabato 12 settembre 2026 ore 18 ingresso libero
  • Periodo della mostra: 12 settembre — 11 ottobre 2026
  • Sede: Bar Scio’

lunedì 7 settembre 2026

𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐃𝐢 𝐂𝐨𝐫𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐈𝐨𝐂𝐢𝐒𝐭𝐨: 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐭𝐞𝐢𝐧 𝐞 𝐇𝐢𝐥𝐥𝐞𝐬𝐮𝐦

𝐿'𝑎𝑝𝑝𝑢𝑛𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑒𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑉𝑜𝑚𝑒𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑙'𝑎𝑢𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑣𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎, 𝑡𝑟𝑎 𝑓𝑖𝑙𝑜𝑠𝑜𝑓𝑖𝑎 𝑒 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀, 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑁𝑜𝑣𝑒𝑐𝑒𝑛𝑡𝑜

C’è una forza interiore capace di resistere alle macerie della storia e di parlarci ancora oggi. Da questa profonda riflessione nasce il libro di Anna Di Corcia “Le ragazze della resilienza. Edith Stein e Etty Hillesum: due donne in dialogo”, pubblicato dalla Giannini Editore nella collana La Cisterna. 

La prossima presentazione di terrà venerdì 11 settembre alle ore 18,30 presso la libreria Io Ci Sto, via Domenico Cimarosa, Napoli. Interverranno: Antonio Esposito docente di Filosofia e Storia, l'attrice Paola Cammarano e la musicista Cinzia Martone.

Il saggio mette in dialogo le figure di Edith Stein ed Etty Hillesum nel contesto dell’Europa tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, segnato dall’ascesa del Nazismo e dalla persecuzione degli ebrei. Attraverso l’analisi delle opere filosofiche, pedagogiche e delle conferenze di Edith Stein e delle lettere e dei quaderni del Diario di Etty Hillesum, il volume ricostruisce due percorsi umani e intellettuali diversi ma profondamente convergenti. Entrambe, vittime della deportazione ad Auschwitz a un anno di distanza l’una dall’altra, testimoniano una straordinaria forza interiore e una resilienza spirituale che continua a interrogare il presente.

Anna Di Corcia nasce ad Atri (TE) e vive a Napoli. È stata cultore della materia presso la Cattedra di Didattica del latino dell’Università Federico II di Napoli ed è docente di Lingua e Letteratura italiana e latina e Geostoria nella scuola secondaria di secondo grado, in particolare presso il Liceo “Pasquale Villari” di Napoli. Laureata in Lettere 5 moderne all’Università di Napoli “Federico II”, ha conseguito un Master di II livello in Beni culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana. Giornalista pubblicista dal 2018, collabora con riviste d’arte e testate nazionali. Ha partecipato come relatrice a convegni internazionali sul rapporto tra poetica e cristianesimo e nel 2024 ha pubblicato con Loescher Memoria locorum. Paesaggi nella letteratura latina.

Napoli - Galleria Spazio 57 | SIRENUSE. Arti visive · Poesia · Performance

Dal 19 al 29 settembre 2026, la Galleria Spazio 57 di Napoli, in Via Chiatamone 57, ospita SIRENUSE, progetto espositivo e culturale ideato e curato da Maria Di Stasio e organizzato dall’Associazione Culturale Athenae Artis. Arti visive, poesia e performance si incontrano in un progetto corale che riunisce 38 artisti e 42 poeti, chiamati a confrontarsi con uno degli archetipi più profondamente legati alla storia di Napoli e all'immaginario mediterraneo: la Sirena. SIRENUSE nasce dalla volontà di riportare il mito nel presente, sottraendolo a una lettura puramente iconografica. La Sirena non viene proposta come figura da rappresentare, ma come interrogativo da attraversare.

Che cosa rimane oggi del suo mito?

Da questa domanda prende forma un percorso che attraversa identità, memoria, corpo, desiderio, appartenenza, assenza e metamorfosi. Il riferimento a Parthenope lega inevitabilmente il progetto a Napoli, città nella quale il mito diventa origine e memoria collettiva. Napoli, tuttavia, non rappresenta il confine di SIRENUSE, ma il suo punto di partenza: da qui il racconto si apre al Mediterraneo e a una riflessione più universale sull'essere umano contemporaneo. Pittura, scultura, fotografia, video e differenti linguaggi della ricerca contemporanea compongono la sezione dedicata alle arti visive. Accanto ad essa, la poesia costruisce un secondo attraversamento: 42 voci poetiche restituiscono attraverso la parola interpretazioni, memorie e sensibilità differenti. Immagine e parola non sono chiamate a illustrarsi reciprocamente. Si incontrano, piuttosto, all'interno dello stesso orizzonte concettuale, mantenendo ciascuna la propria autonomia. Ed è proprio questa pluralità a costituire uno degli elementi centrali della scelta curatoriale. «Quando ho iniziato a immaginare SIRENUSE, non volevo costruire semplicemente una mostra sulla rappresentazione della Sirena. Mi interessava comprendere che cosa questo mito fosse ancora capace di raccontare nel presente. Ho scelto di mettere in relazione linguaggi e sensibilità differenti senza cercare di renderli simili. Per me curare SIRENUSE significa costruire una rotta tra ottanta voci senza chiedere a nessuna di rinunciare alla propria».

Maria Di Stasio, curatrice.

Il progetto è ideato e curato da Maria Di Stasio e organizzato dall’Associazione Culturale Athenae Artis, che attraverso SIRENUSE prosegue la propria attività dedicata alla promozione e alla valorizzazione dei linguaggi artistici contemporanei, costruendo occasioni di confronto tra artisti, autori, professionisti della cultura e pubblico. Ad accompagnare il progetto sarà Mariangela Bognolo, critico e storico dell'arte, la cui presenza contribuirà alla lettura critica della sezione dedicata alle arti visive. Il secondo capitolo di SIRENUSE sarà invece affidato alla parola poetica. La serata del 26 settembre sarà diretta da Ciro Cianni, poeta e scrittore, che accompagnerà gli autori e il pubblico attraverso le differenti voci poetiche presenti nel progetto. Anche la performance assume un ruolo preciso nella costruzione curatoriale di SIRENUSE. Durante il vernissage delle arti visive del 19 settembre alle ore 17:30, Simona Carbone presenterà Mappe dell'istante, performance attraverso la quale pensieri, parole, memorie ed emozioni anonime affidate dal pubblico entreranno nella dimensione dell'azione artistica. Il visitatore non rimane così soltanto osservatore, ma può lasciare una propria traccia all'interno del racconto. Il 26 settembre alle ore 17:30, in occasione della serata dedicata alla poesia, sarà invece presentata la performance poetica Un cuore a metà di Barbara Maresti, interpretata dall'attrice Chiara Pavoni. SIRENUSE trova infine una propria estensione nella dimensione editoriale attraverso la realizzazione di due cataloghi con codice ISBN, uno dedicato alle arti visive e uno alla poesia. Le pubblicazioni raccolgono e custodiscono le due anime del progetto e sono state concepite non soltanto come documentazione dell'evento, ma come testimonianza destinata a prolungarne il percorso oltre il tempo della mostra.

38 artisti, 42 poeti, due linguaggi, due pubblicazioni e un unico racconto.

SIRENUSE diventa così una geografia contemporanea del mito: un luogo nel quale immagine, parola e corpo attraversano una memoria antica per restituirla al presente. 

INFORMAZIONI

  • SIRENUSE
  • Arti visive · Poesia · Performance
  • 19–29 settembre 2026
  • Galleria Spazio 57
  • Via Chiatamone 57 · Napoli
  • 19 settembre · ore 17:30
  • Vernissage Arti Visive con la presenza di Mariangela Bognolo, critico e storico dell'arte
  • Performance Mappe dell'istante di Simona Carbone
  • 26 settembre · ore 17:30

Vernissage Poesia

  • Serata diretta da Ciro Cianni, poeta e scrittore
  • Performance poetica Un cuore a metà di Barbara Maresti
  • con l'attrice Chiara Pavoni
  • SIRENUSE · Comunicato Stampa ·
  • Ideazione e curatela: Maria Di Stasio
  • Organizzazione: Associazione Culturale Athenae Artis
  • Due cataloghi ufficiali con codice ISBN
  • Arti Visive | Poesia

venerdì 4 settembre 2026

𝐆𝐢𝐚𝐧𝐧𝐢𝐧𝐢 𝐄𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞: 𝐢𝐧 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐞𝐦𝐭𝐡𝐚𝐲 𝐆𝐞𝐛𝐫𝐞𝐦𝐞𝐬𝐤𝐞𝐥 𝐞 𝐀𝐥𝐝𝐨 𝐃𝐢 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐨

Giannini Editore inaugura il mese di settembre con due attese novità editoriali di straordinaria intensità:
  1. “Mia sorella è bipolare” di Alemthay Gebremeskel e
  2. “Quella del metrò” di Aldo Di Mauro, entrambe le opere pubblicate nella collana La Cisterna.
Al centro delle proposte di questo mese si muove un profondo filo conduttore: il potere della parola scritta come indagine esistenziale, capace di attraversare il dolore, dialogare con la sofferenza e ricucire le esistenze sospese o frammentate.
“Mia sorella è bipolare” è un racconto autobiografico diviso in due parti che si evolve da un monologo interiore a un dialogo ininterrotto tra cuore e mente. La narrazione prende il via quando l’autrice è già consapevole della propria diagnosi e ripercorre a ritroso le tappe della sua storia: dal primo episodio maniacale in Australia al difficile ritorno a casa. L’atto di scrivere diventa per l’autrice uno strumento d’indagine per conoscere in profondità le fasi della malattia. La narrazione si trasforma così in una ricerca esistenziale che scava nel rapporto tra diagnosi e destino, assumendo i tratti di un’etnografia personale volta a darsi un senso. Tra tentativi di padroneggiare la vita e momenti di fuga, la scrittura cerca di ricucire un’interezza che appare ormai perduta, restituendo l’immagine di un io inevitabilmente frammentato.
Alemthay Gebremeskel è una ragazza italo-eritrea nata a Napoli nel 1986. Laureata in Lettere Moderne e in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli, convive con un disturbo bipolare la cui diagnosi tardiva ha segnato profondamente il suo percorso. Oggi lavora a Napoli e festeggia due anni di stabilità senza episodi maniacali. Mia sorella è bipolare è la sua opera prima.
“Quella del metrò” racconta l’incontro tra anime segnate da un passato di sofferenza e dolore. La narrazione si dipana tra le banchine della metropolitana di Piazza Cavour, dove Giovanni, un giovane impiegato bancario, resta affascinato da una donna bellissima e malinconica che ogni mattina aspetta il treno senza mai prenderlo. Questo comportamento enigmatico diventa per Giovanni un’ossessione che lo spinge a indagare. Scopre, dietro quel rito silenzioso, la storia di Marianna e il suo legame sacro con un amore perduto. Il romanzo si trasforma in un abbraccio tra due solitudini che, riconoscendosi l’una nell’altra, alimentano la speranza di un futuro nuovo. Attraverso il dialogo e la condivisione delle proprie ferite, dal dolore di Giovanni per le verità nascoste sulla sua nascita alla tragedia che ha colpito Marianna, i protagonisti scoprono che l’amore nato dal dolore non è disperazione, ma un dono maturo e consapevole. Una storia in cui la scrittura diventa indagine dell’anima, capace di ricucire frammenti di vite sospese.
Aldo di Mauro, scrittore, poeta e saggista, è nato a Napoli dove vive. Tra i suoi testi più recenti figurano i romanzi I segreti di Matilde (2018) e La Signorina (2019), la raccolta di poesie Quando a parlare è il cuore (2021) e i racconti In penombra. Storie essenziali di persone comuni (2024), pubblicato nella stessa collana. Nel 2025 ha pubblicato Qualcosa di cui parlare. Argomenti di varia conoscenza e umanità. Con La donna del metrò, l’autore prosegue la sua riflessione sui sentimenti profondi e sulla capacità dell’amore di dare senso all’esistenza anni, laureato in Filosofia, è stato docente di Lettere nella scuola secondaria di primo e secondo grado e dirigente scolastico. Coltiva da sempre un vivo interesse per la riflessione educativa, culturale e spirituale.

lunedì 31 agosto 2026

Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia | Mare Mosso film scritto e diretto da Roberto Cimpanelli

Verrà presentato in anteprima nello spazio “Confronti” delle Giornate degli Autori, nell’ambito dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Mare Mosso, il nuovo film scritto e diretto da Roberto Cimpanelli, con Eduardo Scarpetta e Beatrice Fiorentini protagonisti, al fianco di Antonio Bannò, Eva Cela, Rosa Diletta Rossi, Pierluigi Gigante, Romano Talevi, Simone Borrelli, Federico Majorana, con la partecipazione di Andrea Sartoretti.

Il film, prodotto da Master Five Cinematografica e Life Cinema con Rai Cinema, è un noir esistenziale sulla colpa e sull’innocenza, sul destino e sulla disperata voglia di vivere.

Marsilio

Tratto dall’omonimo romanzo di Cimpanelli – nelle librerie con Marsilio in concomitanza con la presentazione del film a Venezia –, Mare Mosso racconta la storia di Daniela (Beatrice Fiorentini), una ragazza che si porta addosso le ferite di un passato tormentato. Daniela è lesbica, tossica, bellissima. Il destino la porterà a lavorare come barista al Pachanga, locale malfamato di Ostia, dove farà la conoscenza di Massimo (Eduardo Scarpetta), pianista dello stesso locale. Anche lui nasconde segreti inconfessabili dietro un talento che gli è valso il soprannome di Mani d’Oro. L’uno nell’altra sembrano trovare un rifugio, una possibilità di redenzione.

Ma una notte di dicembre, nel gelo del litorale, Daniela vedrà cose che non doveva vedere e firma la sua condanna: c’è solo Massimo al suo fianco, e adesso qualcuno sta arrivando per uccidere tutti e due.

Un noir esistenziale sulla colpa e sull’innocenza, sul destino e sulla disperata voglia di vivere.

Cimpanelli torna alla regia dopo Un inverno freddo freddo, che gli è valso il Nastro d’Argento come Migliore Regista Esordiente e la candidatura ai David di Donatello, e Baciami Piccina, Gran Premio del Pubblico al Festival di Annecy. Con la sua Life International ha distribuito e prodotto titoli di grande successo nazionale e internazionale, firmando come produttore, tra gli altri, l’esordio alla regia di Paolo Virzì, La bella vita.

“Mi piace definire questo film noir e non thriller, in omaggio a quelle pellicole che, pur tenendo nel dovuto conto l’azione, s’ingegnano ad esplorare i movimenti dell’anima – racconta l’autore – e vorrei che il cuore delle spettatrici e degli spettatori palpitasse per Daniela e Massimo, che tifasse perché riescano a sfuggire al destino che di solito annienta le anime disperate”